M5S: dopo LEGA e PD cercasi nuovo partner, Silvio Berlusconi OFFRESI !!?

La politica è l’arte del possibile .. in questo caso, dell’inevitabile !? Come avrebbero potuto i due partiti più propensi al tradimento non decidere di battereinsieme nuove strade?Ecco qualche indizio, da leggere tenendo presente che è sempre possibile sia vero il contrario ..  ma potrebbe condurre alla medesima meta .. ………………………………………………………………………………………………………………………………………….

Governo con Silvio, i 5 Stelle pronti a mollare Conte e il Pd?

Ormai è questione di giorni, forse ore: Renzi staccherà la spina al governo, lo sanno i bene informati e anche i più distratti, visto che Matteo il fiorentino lo ripete ogni giorno, più volte al giorno. Nei palazzi della politica pochi mostrano nervosismo: la Camera sbocconcella gli ordini del giorno della finanziaria, il Senato si prepara a farlo, nessuno sente sul collo il fiato delle elezioni anticipate. Conte è preoccupato, si sa: la vittima designata è lui. Stranamente è preoccupato anche il Pd, subito tuffatosi nell’invocazione di improbabili elezioni anticipate. A sorpresa il centrodestra è più pacioso, anzi Salvini annuncia che sarà il centrodestra a formare un nuovo governo in caso di crisi. Un governo di centrodestra? E con quali numeri? Il vecchio cronista sospetta il bluff di Salvini, ma sorprendentemente raccoglie solo conferme: sono almeno 15 i senatori pentastellati pronti al “gran salto”.

E un deputato vicinissimo a Di Maio spiattella una scomoda verità: «Non sono dissidenti, sono avanguardie, alla fine anche il ministro degli esteri sarà della partita, in prima persona». E non parliamo di Renzi: pur di ottenere lo scalpo dell’odiato Conte, Renzi porterà la sua Italia viva nel governone definibile come “tutti insieme tranne il Pd”. E chi mai guiderà un governo formato dal centrodestra, dai 5 Stelle e da Renzi? L’unico a sbilanciarsi è Salvini, consapevole di non poterci provare in prima persona: «A guidare il governo sarà un imprenditore», così ha detto il Capitano in un paio di interviste. Quale imprenditore, di grazia? Uno senza grilli per la testa, tanto per cominciare: la sua funzione sarebbe solo di far durare la legislatura e permettere a Matteo Salvini di rifarsi il trucco per la corsa del 2023. E ovviamente il maquillage a Salvini riuscirà meglio tornando alla guida del ministero degli interni.

Rimane da trovare un imprenditore disposto a guidare un governicchio mascherato da solidarietà nazionale, senza montarsi la testa e facendo da mallevadore a tutti gli aspiranti alla successione. Chi se non Silvio Berlusconi? I pochi che lo vedono lo descrivono pronto a sfuggire al controllo della figlia Marina per formare il suo quinto governo. Già, Berlusconi, chi l’avrebbe mai detto? Eppure tutti gli indizi portano a lui: imprenditore, accettabile per Salvini e Meloni, non sgradito a Renzi. E i 5 Stelle? Il nostro interlocutore pentastellato sorride: «Abbiamo accettato di peggio, al massimo ci spaccheremo ma sopravviveremo tutti». Con quest’aria a Montecitorio, ben si capisce perché il vecchio Silvio sfoggia di nuovo sorrisoni nelle interviste: gli rimane solo da spolverare l’ultima grisaglia presidenziale, sempre che i chili natalizi gli permettano di entrarci.

(Vincenzo Paolo Cappa, “Rumors dal palazzo: via Conte, Berlusconi premier del nuovo ‘governone’, senza Pd”, dal “Sussidiario” del 28 dicembre 2020).Governo con Silvio, i 5 Stelle pronti a mollare Conte e il Pd?

Via da Palazzo Grazioli, è finito un ciclo per Silvio Berlusconi e Forza Italia, si riducono spazi e personaledi Gabriele Manzo

Il Cavaliere è in Provenza, ospite della figlia Marina, dovrebbe rivedersi a Roma tra due o tre mesi , per risiedere nella villa che comprò da Zeffirelli sulla via Appia

Un cambio epocale, scandito da un ventennio e più, un lasso di tempo che in Italia ricorre, anche se in maniera diversa. Il 31 dicembre scade il contratto di affitto, disdetto, per la residenza di Palazzo Grazioli. Il motivo è economico e di ottimizzazione delle residenze a disposizione di Berlusconi e di Forza ItaliaIl Cavaliere lascia gli oltre mille metri quadrati al primo piano nobile del cinquecentesco edificio appartenente alla famiglia Grazioli, affittati a quasi 40.000 euro al mese. Ma per le difficoltà legate al covid non si sa quando potrà completare il trasloco nella villa Zeffirelli sull’Appia antica, acquistata dallo stesso regista, per oltre 3 milioni di euro nel 2001 e data poi in comodato d’uso gratuito al regista fiorentino, suo amico personale ed ex parlamentare forzista, scomparso nel giugno dello scorso anno.

Al “ Parlamentino azzurro” le plenarie più calde del partito

Il palazzo è già quasi tutto chiuso, e gli scatoloni sono per lo più richiusi e imballati.  La sala dove si tenevano i vertici più importanti è già sbarrata. Sono stati chiusi pure gli uffici posti al al piano terra, quelli su via della Gatta. Per i dipendenti c’è il rischio licenziamento oppure di un trasferimento, o a Bruxelles  o nella la sede nazionale del movimento azzurro, che è rimasta aperta in via in Lucina. Anche se pure in questo caso ci sono riduzioni e restrizioni, per ragioni di budget dopo i tagli dovuti all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Berlusconi, per adesso, non si farà vedere nella nuova dimora sull’Appia antica: tutto dipenderà dall’emergenza Covid che ha stravolto l’agenda della politica italiana ed europea, del presidente di Fi, risultato positivo lo scorso settembre e poi guarito dopo la quarantena e una lunga, non facile convalescenza.

L’ex premier resterà, con tutta probabilità, per altri due mesi in Provenza

I lavori di ristrutturazione della villa che fu di Zeffirelli, sono ancora da completare e l’ex premier, potrebbe non rientrare ad Arcore e restare in Provenza, ospite della primogenita Marina, finché non rientrerà l’allarme contagio, cioè almeno fino a febbraio, inizi di marzo, quando in Italia si prevede un maggiore controllo della pandemia, e quando saranno vaccinati già circa cinque milioni di cittadini. In ogni caso, quando tornerà nella Capitale, Berlusconi utilizzerà la villa sull’Appia Antica sarà utilizzata come residenza privata e quindi diventerà vietata a deputati , senatori e anche ai giornalisti che tante ore hanno trascorse nei pressi di Palazzo Grazioli. Con l’addio al quartier generale di via del Plebiscito Berlusconi archivia un capitolo davvero rilevante della sua vita pubblica e privata. Per un quarto di secolo quello è stato il simbolo della potenza di Berlusconi. Una posizione che gli consentiva di muoversi agevolmente, per la sua vicinanza a Montecitorio e al Senato. Ma anche alla vita romana. Lì ha ospitati vertici internazionali, riunioni di partito e cene con capi di Stato e di governo, come Vladimir Putin, che hanno potuto assaggiare il menu tricolore preparato dallo chef personale del Cav, Michele Persechini. Ma anche vistose e meno vistose donne di spettacolo, o aspiranti tali. Tanti i ricordi tra quelle mura , vittorie e insuccessi, dalla discesa in campo del ’94 al flop delle ultime regionali con Fi precipitata al 6% e sempre più in crisi, a rotoli dopo il sorpasso storico della Lega di Matteo Salvini alle politiche del 2008.

I dipendenti fedeli, i conti sballati

A Palazzo Grazioli è legato anche il destino di vari dipendenti di Forza Italia, alcuni dei quali sono stati tra i più stretti collaboratori di Berlusconi e che furono assunti con contratto che porta la firma dell’ex capo di governo. Fonti parlamentari azzurre raccontano , che per qualcuno c’è stata l’amara sorpresa di andare in ufficio e non trovare più la propria postazione di lavoro con computer e sedie portate via da un giorno all’altro. Tutto questo mentre il leader forzista era ricoverato al San Raffaele per Covid. Adesso, dopo la decisione di Berlusconi di trasferire la sua residenza romana lungo l’Appia, a Forza Italia, al centro di Roma, non resta che la sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina. Un appartamento di circa 300 metri quadrati, preso in affitto a oltre 130mila euro l’anno, al terzo piano di un antico edificio protetto dalle Belle Arti nel pieno , a pochi passi da Montecitorio. Si legge nell’ultimo bilancio del partito, quello chiuso il 31 dicembre del 2019, che a «locazione dell’intero anno della sede legale di Via in Lucina 17» è pari a 132mila euro, ovvero undicimila euro al mese. Inaugurata in pompa magna nel 2013 (circa 3mila metri quadrati con un costo iniziale di affitto di 960mila euro a fronte dei 2,8 milioni annui per i 5mila metri quadrati della vecchia sede di via dell’Umiltà), San Lorenzo in Lucina ha rischiato più volte la chiusura per il dissesto del partito, al quale molti deputati e senatori facevano mancare il contributo pattuito. La serrata è arrivata, infatti, nel 2015, l’ anno peggiore per le finanze di Fi e la nuova casa azzurra è tornata ad essere via del Plebiscito. Poi, passata la buriana, c’è stata la riapertura. Antonio Tajani e gli altri vertici si sono ritrovati una sede sempre extralusso, però molto ristretta: gli attuali 300 metri quadrati con una sala grande utilizzata per le conferenze stampa.   

foto: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/14/news/multa_e_denuncia_a_firenze_per_i_clienti_delle_prostitute-175493475/

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