Covid-19, maschera e schiavitù, spiegate da Elon Musk, Stefano Scoglio (candidato al Nobel), Grazia Dondini medico di base, Bologna etc.

Tre news “molto eterogenee” confermano la bufala dei tamponi e, in definitiva del Covid (falsa pandemia ma vero strumento di sottomissione dei popoli):

  • un medico di famiglia che non dice bugie e sa come curare i propri pazienti
  • un candidato al nobel per la medicina
  • e, sorpresa delle sorprese, parla uno dei “potenti” della Terra: Elon Musk .. dice che fa 4 tamponi: 2 negativi, 2 positivi (in un giorno, ndr). “Se capita a me può capitare a tutti” !

 vediamo in dettaglio, 

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Covid, Elon Musk fa 4 tamponi: 2 negativi, 2 positivi (in un giorno ndr.)“Se capita a me può capitare a tutti”Lo strano caso di Elon Musk e dei quattro tamponi Covid. Il Ceo di Tesla ha fatto sapere tramite Twitter di essersi sottoposto, nella giornata di ieri, giovedì 12 novembre, a quattro test per il Covid-19 e che due sono risultati positivi, mentre altri due si sono rivelati negativi. Il miliardario ha spiegato di avere i sintomi di un «tipico raffreddore. Finora niente di insolito».
Uno strano risultato
Il magnate, che alcune volte ha espresso perplessità riguardo la reale pericolosità del coronavirus – qualcuno lo definirebbe «negazionista» – ha quindi messo in discussione l’accuratezza dei tamponi. «Sta succedendo qualcosa di estremamente fasullo», ha twittato commentando gli esiti, «stessa macchina, stesso test, stessa infermiera. Antigene rapido test da BD».

Due tipi di test
Secondo quanto si apprende dal tweet, i 4 test apparterrebbero alla categoria dei test antigeni rapidi, capaci di dare il risultato in pochi minuti. Questa tipologia è basata sulla ricerca, nei campioni respiratori, di proteine virali (antigeni). Un esame che si differenzia dal tampone molecolare (Prc), generalmente considerato il più accurato, da cui, in caso di positività, emerge la presenza di geni virali maggiormente espressi durante l’infezione. L’analisi può essere effettuata solo in laboratori altamente specializzati, individuati dalle autorità sanitarie, e richiede in media dalle 2 alle 6 ore dal momento in cui il campione viene avviato alla procedura di laboratorio.

Scatta la polemica
Musk ha quindi fatto sapere di essersi sottoposto anche al test di reazione (Prc) in un altro laboratorio e di essere in attesa del risultato del tampone nelle prossime 24 ore. «Se capita a me può capitare anche agli altri. Sto facendo i test in laboratori diversi, i risultati arriveranno entro 24 ore», ha specificato. Nel frattempo è scattata la polemica su Twitter, dove molti utenti hanno risposto polemicamente a Musk, accusandolo di essere un irresponsabile che semina dubbi sul coronavirus.
Cristina Gauri

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E’ chiaro che 4 tamponi: 2 negativi, 2 positivi in un giorno ndr. dovrebbero insospettire qualunque non addetto ai lavori, tantopiù Giuseppi & Co. Invece tocca cercare un candidato (italiano) al Nobel per la medicina, Stefano Scoglio ovviamente respinto dalla Tv come fosse la peste bubbonica incarnata .. ma nel frattempo (l’intervista è vecchia di 2 mesi) per fortuna, alcune denunce ai responsabili sono partite:

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Infine riporto questo piccolo “manuale del perfetto  medico di famiglia” (.. una volta definito come tale,  oggi c.d. medico di base, nel senso che senza lo specialista la tua salute non si potrà mai librare inafferrabilmente in altezza,  se resterai soggetto allo scrivano di ricette, il MDB) .. eppure vi sono eccezioni, potrai volare con “Una grande italiana, la DOTT.SSA GRAZIA DONDINI di Bologna”:

Lettera di una dottoressa – sul ministero Disperanza

maurizioblondet.it/lettera-di-una-dottoressa-al-ministero-disperanza/

Maurizio Blondet November 13, 2020

Una grande italiana

DOTT.SSA GRAZIA DONDINI

Medico di base in provincia di Bologna

Noi medici di medicina generale, tutti gli anni, generalmente da ottobre a marzo, vediamo polmoniti interstiziali, polmoniti atipiche. E tutti gli anni le trattiamo con antibiotico. Si tratta di pazienti che vengono in ambulatorio con sintomi simil-influenzali – tosse, febbre, poi compare “senso di affanno” – che non si esauriscono nell’arco di qualche giorno. La valutazione del paziente e l’evoluzione clinica depongono per forme batteriche; si dà loro un antibiotico macrolide (e nei casi più complicati del cortisone) e, nell’arco di qualche giorno, si riprendono egregiamente con completa risoluzione dei sintomi.

Quest’anno non è andata così… Il 22 febbraio di quest’anno è stata comunicata la circolazione di un nuovo coronavirus.

Il Ministero della Salute ha mandato un’ordinanza a tutti noi medici del territorio, dicendoci sostanzialmente che eravamo di fronte a un nuovo virus, sconosciuto, per il quale non esisteva alcuna terapia.

La cosa paradossale è che fino a quel giorno avevamo gestito i medesimi pazienti con successo, senza affollare ospedali e terapie intensive; ma da quel momento si è deciso che tutto quello che avevamo fatto fino ad allora non poteva più funzionare.

Non era più possibile un approccio clinico/terapeutico. Noi, medici di Medicina generale, dovevamo da allora delegare al dipartimento di Sanità Pubblica, che non fa clinica, ma una sorveglianza di tipo epidemiologico; potevamo vedere i pazienti solamente se in possesso di mascherina FFP2, che io ho potuto ritirare all’ASL solo il 30 di marzo.

Ma c’è una cosa più grave.

Nella circolare ministeriale, il Ministro della Sanità ci dava le seguenti indicazioni su come approcciarci ai malati: isolamento e riduzione dei contatti, uso dei vari DPI, disincentivazione delle iniziative di ricorso autonomo ai servizi sanitari, al pronto soccorso, al medico di medicina generale.

Dunque, le persone che stavano male erano isolate; e, cosa ancora più grave, il numero di pubblica utilità previsto non rispondeva.

Tutti i pazienti lamentavano che non rispondeva nessuno; io stessa ho provato a chiamare il 1500 senza successo. Un ministro della salute che si accinge ad affrontare una emergenza sanitaria prevede che i numeri di pubblica utilità non rispondano?

Un disastro.

In sintesi: le polmoniti atipiche non sono state più trattate con antibiotico, i pazienti lasciati soli, abbandonati a se stessi a domicilio. Ovviamente dopo 7-10 giorni, con la cascata di citochine e l’amplificazione del processo infiammatorio, arrivavano in ospedale in fin di vita. Poi, la ventilazione meccanica ha fatto il resto.

Io ho continuato a fare quello che ho sempre fatto, rischiando anche denunce per epidemia colposa, e non ho avuto né un decesso, né un ricovero in terapia intensiva. Ho parlato con una collega di Bergamo e un altro collega di Bologna, che hanno continuato a lavorare nel medesimo modo, e nessuno di noi ha avuto decessi e ricoveri in terapia intensiva. Anche l’OMS ha dato indicazioni problematiche: nelle prime fasi della malattia ha previsto solo l’isolamento domiciliare, nella seconda e terza fase, quindi condizioni di gravità moderata e severa, l’unico approccio terapeutico previsto doveva essere l’ossigenoterapia e la ventilazione meccanica. A mio modo di vedere c’è una responsabilità anche dell’OMS, perché non ha dato facoltà al medico di valutare clinicamente il paziente.

MB. I comportamenti estremamente sospetti di Speranza e dell’OMS spiegati bene. La dottoressa che si firma e non è anonima, subirà punizioni? Attenzione!

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foto : https://www.analfabetifunzionali.it/gli-schiavi-dovevano-indossare-una-maschera-sulla-bocca-secondo-alcuni-e-un-rituale/

DIEGO FUSARO: La maschera è il marchio dello schiavo. Vi spiego perché vogliono imporcela

La tratta atlantica. Appunti per una storia dello schiavismo in età moderna

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