Coronavirus. La untuosa dittatura delle mascherine e del metro di distanziamento sociale – Fulvio Grimaldi, Massimiliano Musso, Diego Fusaro, Luciano Lago, Carlo Negri, Luca Nali, Debernardi, Agamben. 

Poveri italiani: segregati, distanziati e mascherati …  Umiliati in casa, sospinti verso la misantropia .. guai a sorridere!
Il Governo utilizza le Regioni: per ora (pare) in perfetto accordo sostanziale con l’ “opposizione”, malgrado apparenti 2 pesi-2 misure e (teatrali) “violentissime“.. scaramucce, su questioni marginali. Ecco l’ultima a confronto con la penultima, e un caso (raro) di ribellione-dal-basso:

  1. Il Tar richiude la Calabria. La Liguria apre bar e parrucchieri dal 18 maggio
  2. Ravanusa, “La pandemia non esiste”, e gli fanno un tso. Il caso finisce alla Camera

    (*)

la mascherina è come il taglio dei capelli nel campo di concentramento, la negazione della personalità e dell’individuo, un’umiliazione o, se vogliamo, il marchio dello schiavo (dovevano indossarla i neri, per ordine dei civili colonialisti):
Testo di Fulvio Grimaldi
A questo scopo servono le mascherine, all’inizio derise dall’alto clero tecnoscientifico come inutili e ora scoperte strumento di odio sociale (divide et impera) dei delatori che le portano nei confronti di chi insiste a metterci la faccia… Mascherina o no, distanza sociale o no, l’influenza te la becchi o no per i cazzi suoi, come ogni anno. Allora perché la mascherina? Perché, quando vado per strada nel mio paese, non riconosco e non saluto più nessuno. E quindi con nessuno scambio parole. E viceversa. E così, fuori casa, ognuno diventa nessuno. Privo di identità, sovranità di sé, come già compiuto con i vari strumenti dell’UE, Nato, globalizzazione, nazionicidio. Un mondo di “nessuni”, tutti uguali, uniformi, livellati, anonimi. Ma distanti. E senza sorriso, segno empatico indispensabile di comunità di specie, e poi di conoscenza, affinità, familiarità, complicità, intesa. Il primordiale segnale di solidarietà, di avvicinamento, di incontro. Non ci deve essere. Significa assembramento di pensieri e sentimenti. Pericolosissimo.   Vietato sorridere!
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qualcuno che riesce a divertirsi e far divertire, a sdrammatizzare un po’ (si fa per dire)  .. c’è

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C’è qualche babbeo che crede all’utilità delle mascherine (a parte la possibilità di compiere rapine celando il viso) .. qualcuno si giova di respirare la propria anidride carbonica al posto dell’ossigeno (sia pur inquinato)? .. non si sa neppure come pedalare in bicicletta con gli amici ..

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Non solo: la bella mascherina da euro 0,20 (valore reale) ..  le promettono, le evocano sussurrando in collegamento diretto da casa .. poi non ce la danno

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Se mai ci libereremo delle diaboliche maschere, speriamo di non esser ridotti come i reduci da Mathausen:

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come non accennare (nell’ambito della questione di cui si tratta) ad altri espedienti, bugie ridicole ma utili a cercare di metter su la peggior dittatura di sempre? … non solo in Italia

abbiamo relegato anche i nostri bambini in casa, case anguste per i più poveri, ci facciamo colonizzare dall’Africa e dalla religione musulmana per realizzare una pessima dittatura, molto meglio l’altra??

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altro:

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TRA LE COSE PIÙ BELLE CHE ABBIA LETTO SULLA VICENDA DEL VIRUS. LEGGETELO

“Ciò che colpisce nelle reazioni ai dispositivi di eccezione che sono stati messi in atto nel nostro paese (e non soltanto in questo) è l’incapacità di osservarli al di là del contesto immediato in cui sembrano operare. Rari sono coloro che provano invece, come pure una seria analisi politica imporrebbe di fare, a interpretarli come sintomi e segni di un esperimento più ampio, in cui è in gioco un nuovo paradigma di governo degli uomini e delle cose. Già in un libro pubblicato sette anni fa, che vale ora la pena di rileggere attentamente (Tempêtes microbiennes, Gallimard 2013), Patrick Zylberman aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria, finallora rimasta ai margini dei calcoli politici, stava diventando parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. In questione è nulla di meno che la creazione di una sorta di “terrore sanitario” come strumento per governare quello che veniva definito come il worst case scenario, lo scenario del caso peggiore. È secondo questa logica del peggio che già nel 2005 l’organizzazione mondiale della salute aveva annunciato da “due a 150 milioni di morti per l’influenza aviaria in arrivo”, suggerendo una strategia politica che gli stati allora non erano ancora preparati ad accogliere. Zylberman mostra che il dispositivo che si suggeriva si articolava in tre punti: 1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema; 2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica; 3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity).
Quello che Zylberman descriveva nel 2013 si è oggi puntualmente verificato. È evidente che, al di là della situazione di emergenza legata a un certo virus che potrà in futuro lasciar posto ad un altro, in questione è il disegno di un paradigma di governo la cui efficacia supera di gran lunga quella di tutte le forme di governo che la storia politica dell’occidente abbia finora conosciuto. Se già, nel progressivo decadere delle ideologie e delle fedi politiche, le ragioni di sicurezza avevano permesso di far accettare dai cittadini limitazioni delle libertà che non erano prima disposti ad accettare, la biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica. Si è così potuto assistere al paradosso di organizzazioni di sinistra, tradizionalmente abituate a rivendicare diritti e denunciare violazioni della costituzione, accettare senza riserve limitazioni delle libertà decise con decreti ministeriali privi di ogni legalità e che nemmeno il fascismo aveva mai sognato di poter imporre.
È evidente – e le stesse autorità di governo non cessano di ricordarcelo – che il cosiddetto “distanziamento sociale” diventerà il modello della politica che ci aspetta e che (come i rappresentati di una cosiddetta task force, i cui membri si trovano in palese conflitto di interesse con la funzione che dovrebbero esercitare, hanno annunciato) si approfitterà di questo distanziamento per sostituire ovunque i dispositivi tecnologici digitali ai rapporti umani nella loro fisicità, divenuti come tali sospetti di contagio (contagio politico, s’intende). Le lezioni universitarie, come il MIUR ha già raccomandato, si faranno dall’anno prossimo stabilmente on line, non ci si riconoscerà più guardandosi nel volto, che potrà essere coperto da una maschera sanitaria, ma attraverso dispositivi digitali che riconosceranno dati biologici obbligatoriamente prelevati e ogni “assembramento”, che sia fatto per motivi politici o semplicemente di amicizia, continuerà a essere vietato.
In questione è un’intera concezione dei destini della società umana in una prospettiva che per molti aspetti sembra aver assunto dalle religioni ormai al loro tramonto l’idea apocalittica di una fine del mondo. Dopo che la politica era stata sostituita dall’economia, ora anche questa per poter governare dovrà essere integrata con il nuovo paradigma di biosicurezza, al quale tutte le altre esigenze dovranno essere sacrificate. È legittimo chiedersi se una tale società potrà ancora definirsi umana o se la perdita dei rapporti sensibili, del volto, dell’amicizia, dell’amore possa essere veramente compensata da una sicurezza sanitaria astratta e presumibilmente del tutto fittizia”.
(GIORGIO AGAMBEN, 11.5.2020)

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