Politica di oggi: da Matteo Renzi .. Carlo Calenda fino a Mattia Santori e Lorenzo Donnoli (Sardine). – Alessandro Sallusti, Marcello Veneziani. 

Sallusti Santori Donnoli

Lorenzo Donnoli e Alessandro Sallusti (assomiglia sempre più a Montanelli!
.. suo maestro)

Due interventi esatti e opportuni (di Alessandro Sallusti, a l’Aria che Tira e Marcello Veneziani, da il Borghese) ben rappresentano il momento politico che viviamo ma sembrano prefigurare un epilogo che sarebbe probabile .. se vivessimo verso la fine sello scorso millennio. DICONO: I leader di oggi valgono/durano poco e le sardine sono ancora più inconsistenti. Vero! .. ma “rischiano” di vincere. I leader di oggi sono vuoti, così le sardine. Vero. I commentatori lo comprendono ma nel profondo non lo accettano e soprattutto non pensano che tali personaggi non siano scarsi, sbagliati e perdenti ma IDEALI e VINCENTI per la politica senza popolo, senza ointeresse e preparazione da parte dei cittadini. I politici di questi anni sono intercambiabili: saranno intercambiati! Che je frega ar Potere? STA SUCCEDENDO PER IL M5S .. è sotto gli occhi di tutti, ormai servono solo a salvare Grillo e famiglia dal carcere.  Quello che sorprende (sarà una mia fissazione) è il prendere sotto gamba (se non ignorare) il ruolo di guastatori antidemocratici dei ragazzi-sardina: fanno comizi elettorali senza presentarsi al voto: è EVERSIVO!     (LO è STATO in emilia e romagna, FORSE CERCHERANNO DI RIPETERSI)
.. piacciono ai giovani, perché sono giovani, ai vecchi, peché ricordano loro il ’68 o il dopoguerra .. oppure piacciono in molti per un proprio bisogno ancestrale di odiare il prossimo (nella fattispecie, Salvini .. vero pericolo per il Potere) .. piacciono quando ricevono l’aiutino di testimonial eccellenti .. anche delinquenti (tutto serve .. ognuno può vedere nelle sardine qualcosa..) .. essendo giovani, sembrano “nuove” .. attraggono il non-voto come fu per il M5S, ora in apparenza destinate a scomparire . Sono ben guidate da Prodi che inventa storie, tensioni, dibattiti dei quali scrive il copione .. e anima i personaggi con .. palchi da 2800 euro  (Roma, giorni fa) .. Comunque vada e qualsiasi cosa dicano o non dicano, la “politica” della sardine sarà un successo .. nell’evoluzione travolgente e vittoriosa verso il nulla. Se nessuno li ferma.

Scienziati rivelano: “Siamo ad un passo dallo spiegare il perché dell’esistenza di Calenda”

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I nostri leader nani: durano poco perché sono senza storiaDa una parte Andreotti e Fanfani, Moro e Craxi, La Malfa e Berlinguer, Almirante e Malagodi, Pannella e Spadolini. Dall’altra Berlusconi e Renzi, Grillo e Di Maio, Conte e Monti, Zingaretti e Gentiloni, Salvini e Meloni. Provate a paragonare alla fine di un ventennio cominciato nel duemila, dieci protagonisti della prima repubblica con dieci protagonisti dei nostri ultimi anni. E ditemi, senza nessuna preferenza di natura ideologica o politica, se non provate difficoltà anche solo a stabilire paragoni. Voi direte, ma quelli erano giganti, almeno rispetto a questi, qualunque giudizio abbiamo di ciascuno di loro; ma forse non è neanche così, molti di loro furono duramente criticati nel loro tempo e qualcuno di loro non fu o non parve all’altezza del proprio compito, e furono comunque considerati minori rispetto ai padri. Da De Gasperi a Saragat, da Nenni a Togliatti e indietro nel tempo, incluso L’Escluso per antonomasia, Mussolini. No, non credo alla teoria involuzionista, per cui i figli sono sempre minori e peggiori rispetto ai padri. Non è questo. La vera differenza è un’altra. Di tutti quei dieci protagonisti citati a proposito della prima repubblica ti accorgi di una cosa: non erano solo eminenti protagonisti in sé ma erano portatori, rappresentanti, eredi di una tradizione, di una storia, di un movimento.

Venivano da qualcosa, in loro vedevi riflessa una storia, anche una storia collettiva, che magari era controversa, non ti piaceva, ti urtava o ti spaventava, ma c’era: la storia dei partiti e dei movimenti popolari di massa, la storia dei cristiano-democratici e dei socialisti e dei comunisti, dei missini o neofascisti e dei liberali e dei repubblicani; poi c’era la storia dei socialdemocratici, dei monarchici e di altre famiglie politiche e culturali, altre comunità con altri eroi, autori e simboli. Ciascuno non era giudicato a sé, in sé, ma come proveniente da una storia, ed erede di una cultura politica. Dietro di loro vedevi un simbolo, un tragitto, il riassunto di un albero genealogico. Invece, i dieci protagonisti odierni che abbiamo citato vengono praticamente da se stessi, non hanno storia e movimento politico; fanno parziale eccezione Zingaretti e la Meloni, che derivano quantomeno da tradizioni politiche seppur rifratte, di cui erano rappresentanti giovanili; ma gli altri no, sono parvenu o apolitici, apolidi, apatridi, self made man, mutanti, o come altro volete definirli. Pensate che sia una differenza da poco? Pensate che non conti nulla essere e sentirsi eredi e continuatori di una storia, di un modo di pensare, di un’ideologia, perfino, o comunque di una tradizione sociale, oltre che politica, di una comunità vivente oltre che di una collettività di interessi e valori? O solitari interpreti di una fase, attori che recitano a soggetto, personaggi in cerca d’autore e di target?
Questa è la vera differenza e il vero salto nel buio che abbiamo fatto. La cosiddetta seconda repubblica fu ancora una via di mezzo, c’erano tradizioni politiche, storie di partiti che si spegnevano, si piegavano, mutavano nome e fattezze; ma qualche eredità ancora s’intravedeva di una storia comune venuta dal Pci, dalla Dc, dal Msi, e via dicendo. E restava in piedi sotto l’egida del bipolarismo, qualche richiamo alla destra o centro-destra e alla sinistra o centro-sinistra. Il primo parvenu della politica fu Berlusconi, che aveva, si, bazzicato molti leader ma da imprenditore, in cerca di protezioni, sponde, benefici reciproci per le sue aziende private. Con lui c’era Umberto Bossi, contro di lui ci fu Tonino Di Pietro. Ma la collocazione in un quadro bipolare rendeva riconoscibile la loro posizione e per certi versi risaltava un’appartenenza e una derivazione. Poi tutti gli altri avevano qualche precedente storico: D’Alema e Veltroni, Fini e Casini, in parte lo stesso Prodi, solo per citare i più eminenti; provenivano dal Novecento, perlomeno.
Ora, invece, i leader sono autoreferenziali, traggono legittimazione da se stessi e dalle condizioni del momento, dai loro movimenti nuovi o sempre differenziati da ogni passato. I partiti aggiornano continuamente la loro app politica, cambiano ciclicamente nome, mission, struttura. Ma anche i leader devono rigenerarsi, hanno la durata di uno smartphone. Anzi è un male avere un curriculum, provenire da una storia, rivelare un’antichità. Preferibile essere marziani, extraterrestri, vergini, parvenu. Io sono il Nuovo. Ma è un’affermazione suicida nel medio periodo, perché il Nuovo invecchia in fretta e viene presto scavalcato dal più Nuovo. Per durare, il Nuovo deve scommettere sull’oblio, ovvero sulla perdita di memoria collettiva.
Il populismo a questo punto diventa un’ancora per approdare nel presente e restare a tiro, in pole-position: non rappresento una storia ma un’opinione corrente, non rappresento radici ma umori diffusi. Il popolo tramite il sondaggio diventa il sostituto della tradizione e ben si sposa con la logica mercantile del nostro tempo riassunta nella formula “il cliente ha sempre ragione”. Ancor peggio del populismo è il suo nemico, il settarismo correttivo, ovvero l’assunzione di un canone ideologico obbligato rispetto a cui attenersi, che non deriva né dall’esperienza, cioè dalla realtà, dalla storia e dalla tradizione, né dal consenso popolare. Ma è mero bigottismo radical-progressista. Al di là delle specifiche stature dei dieci piccoli indiani citati come protagonisti della stagione politica in corso, a loro volta assai differenti, il paragone è disastroso perché non rappresentano altro che se stessi, in un determinato momento. Ed è questa la ragione per cui la loro parabola è breve, non lascia tracce, non si inscrive in nessuna storia ma solo in un presente che passa in fretta. Il precariato della politica, con i suoi fuochi fatui.
(Marcello Veneziani, “Nani sulle spalle dei giganti”, da “Il Borghese” del febbraio 2020; articolo ripreso dal blog di Veneziani).

L’Aria che Tira, Alessandro Sallusti fa a fette la Sardina Lorenzo Donnoli: una sequenza di str******

Il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti sbrocca alla Sardina Lorenzo Donnoli: “Questo signore che dà lezioni di competenza ed etica si rende conto della sequenza di str***** che ha detto in un minuto e mezzo?”. Lo scontro feroce va in scena su La7 a L’Aria che Tira. “Non c’è una cosa che sta in piedi, lei è un arrogante e un bugiardo, non sa neanche cosa sta dicendo, e non glielo dico perché mi sta antipatico”.

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