Virginia Raggi cancella i nomi dei fascisti dalle vie: “Stiamo scrivendo la storia” – Arturo Donaggio, Edoardo Zavattari. Enrica Calabresi, Mario Carrara, Nella Mortara

  • Arturo Donaggio (luminare della psichiatria italiana)  
  • Edoardo Zavattari (biologo, esploratore e grande entomologo), firmatari del Manifesto della razza
  • “Sostituiti” da Enrica Calabresi, nata a Ferrara, Mario Carrara, nato a Guastalla e Nella Mortara, nata a Pisa.

    La Raggi cancella i nomi dei fascisti dalle vie: “Stiamo scrivendo la storia”

    Roma sprofonda nella spazzatura, il sistema di trasporti è al collasso – con la metro allagata e gli autobus che o vanno a fuoco oppure non passano proprio –, cadono alberi, si aprono voragini; la città è ostaggio di abusivismo e delinquenza, non ci sono i soldi per nessuno ma nel frattempo l’amministrazione paga le utenze a centinaia di delinquenti immigrati che occupano l’ex colonia Vittorio Emanuele; ma il problema della Raggi è talebanizzare la toponomastica del periodo fascista. O, in alternativa, la scritta in marmo di CasaPound.

    La cerimonia

    Così ha disposto la cancellazione dei nomi degli scienziati Arturo Donaggio (luminare della psichiatria italiana) e via Edoardo Zavattari (biologo, esploratore e grande entomologo), firmatari del Manifesto della razza, che davano precedentemente il nome a tre vie della Capitale, sostituendoli con i nomi di tre scienziati, tra cui due donne “vittime di discriminazioni razziali durante il regime fascista”. Stamattina, quindi, ha cerimoniosamente scoperto le targhe nel Municipio XIV: via Donaggio è diventata via Mario Carrara, largo Donaggio largo Nella Mortara, mentre nel IX Municipio via Zavattari è via Enrica Calabresi. 

    La solita solfa

    “Con queste nuove intitolazioni ricordiamo persone che furono vittime delle discriminazioni razziali del regime fascista e pagarono in prima persona la scelta di opporsi”, ha dichiarato la Raggi nel corso della cerimonia. “Ritengo sia molto importante che questa decisione sia maturata attraverso un itinerario di partecipazione che ha visto protagonisti cittadini e studenti. Si è trattato di un momento di riflessione e di crescita collettiva utile a comprendere le responsabilità degli orrori del passato che anche la nostra città ha subito”. E prosegue con la solita solfa della città antifascista “insignita della medaglia d’oro al valor militare per il suo ruolo nella guerra di Liberazione. Molti suoi cittadini furono perseguitati in seguito alle leggi razziali, fino all’orrore della deportazione dopo il rastrellamento del ghetto. Roma non poteva tollerare che anche solo tre sue strade fossero intitolate a firmatari del Manifesto della razza”. Insomma, la Raggi oggi è ritornata a fare l’unica cosa che in questi anni le è riuscita veramente bene: l’antifascista.   
    Cristina Gauri
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