Geniali interpretazioni sull’oscuro caso di Mario Cerciello Rega: Stefania Nicoletti, Antonio de Martini, Tpi. italiaeilmondo; Paolo Franceschetti petalidiloto

Finalmente una visione lucida ed organica sulla misteriosa vicenda di Mario Cerciello Rega. Tanti (compresi gli inquirenti!..) hanno ammesso la sussistenza di punti oscuri .. che  poi sono rimasti tali! Stefania Nicoletti (della “scuola” di Paolo Franceschetti) formula ipotesi chiare che tracciano la possibile via da seguire in indagini lunghe e complicate. Speriamo che gli inquirenti vogliano e possano intraprendere un percorso simile.

L’articolo è datato 30.7 .. ci divide un’eternità (dati i continui cambiamenti di “programma”) eppure nessuno ha fatto altrettanto.
Seguono alcune utilissime informazioni e suggerimenti interpretativi di chi quel mondo -forze dell’ordine, inquirenti- lo ha conosciuto dall’interno, l’appassionatissimo e patriottico  Antonio de Martini di “italiaeilmondo”.
Infine TPI, ricca ricognizione in 10 punti .. che poi sono, invece, 11 (come le pugnalate inferte al povero Vicebrigadiere).
Di seguito copincollo tutto quanto detto da Stefania Nicoletti .. che potete trovare anche direttamente su “petalidiloto”, qua:  Carabiniere ucciso a Roma: i punti oscuri della vicendaRicordo solo un ultimo dubbio che avevo espresso in precedenza e sul quale non ho ancora trovato alcuna utile presa di posizione: l’assenza di Mattarella dal funerale di Mario Cerciello Rega.

Carabiniere ucciso a Roma: i punti oscuri della vicenda

Le domande da porsi nella vicenda dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, il Carabiniere ucciso a Roma

1. La vicenda.

La vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a coltellate a Roma nella notte tra il 25 e il 26 luglio, è piena di punti oscuri. Anzi, possiamo proprio dire che nella ricostruzione, o meglio nelle ricostruzioni che di volta in volta ci vengono fornite, non quadra nulla.
Procediamo in ordine cronologico. La mattina di venerdì 26 luglio vengono diffuse le prime notizie. Un vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega, è stato ucciso a Roma nel quartiere Prati, in via Pietro Cossa, nel corso di un’operazione per il recupero di una borsa rubata. Sono ricercati “due maghrebini”. Non si sa quasi nulla dell’accaduto, se non poche frammentario notizie, eppure si parla subito di due nordafricani come presunti colpevoli. Questa scatena l’immediata reazione emotiva della maggior parte delle persone, soprattutto nei commenti sui social network.
Per quanto riguarda il furto, inizialmente viene detto che è avvenuto martedì sera. La donna scippata ha chiamato il proprio numero di cellulare e si è accordata con i ladri per la restituzione della borsa pagando 100 euro. La donna chiama poi i carabinieri e si presenta con loro all’appuntamento.
Questa è la prima versione della dinamica dei fatti, diffusa nella mattinata di venerdì e ritenuta valida per quasi tutto il giorno. Poi nel tardo pomeriggio cominciano ad uscire notizie contrastanti.
Intanto la persona derubata non è più una donna, ma un uomo, e infine un pusher. Uno spacciatore a cui hanno rubato il borsello che si rivolge ai carabinieri… Qualcosa di quantomeno improbabile, per usare un eufemismo.
In serata, poi, la “svolta” più importante: vengono fermati due cittadini americani di 19 anni, studenti della John Cabot University, che però smentisce; infatti poi si dirà che sono sì studenti, ma in vacanza studio in Italia. Quindi non sono più “due maghrebini”, ma due americani. Vengono pubblicate anche le loro foto scattate durante il fermo nella stanza d’albergo dove alloggiano. A tarda sera esce la notizia che uno dei due avrebbe confessato di essere stato lui ad accoltellare il carabiniere.

Pare che i due ragazzi fossero in cerca di droga a Trastevere. Avrebbero derubato il pusher da cui sarebbero stati truffati: lo spacciatore gli avrebbe infatti rifilato una semplice aspirina anziché cocaina. Il furto sarebbe quindi avvenuto la sera stessa dell’accoltellamento, non due sere prima come inizialmente era stato detto.
Fin qui la prima giornata. Poi sabato e domenica escono altri aggiornamenti che però, anziché chiarire la dinamica dei fatti, la complicano ancora di più, rendendo il tutto sempre più fumoso e scatenando dubbi e interrogativi su cosa sia realmente accaduto quella notte.
A nostro parere, ci sono due personaggi chiave in questa vicenda: Sergio Brugiatelli e Andrea Varriale. Il primo è il pusher scippato; in seguito però è stato definito non come spacciatore ma come intermediario. Non è ancora ben chiaro il suo ruolo e la sua posizione. Per come è stato descritto, viene da pensare che sia un informatore delle forze dell’ordine nell’ambiente dello spaccio.
Varriale invece è il carabiniere che si trovava insieme a Cerciello Rega quella notte. Anch’egli è rimasto ferito e avrebbe tentato di soccorrere il collega, ma nel frattempo i due malviventi (così venivano definiti all’inizio, prima del fermo degli studenti americani) sarebbero scappati dopo la colluttazione e le coltellate. Ma la prima versione dei fatti fornita dai carabinieri, e in particolare proprio da Varriale, non collima con il quadro che si è poi delineato nei giorni successivi.
L’identikit che viene fornito non corrisponde assolutamente alla descrizione dei due ragazzi arrestati. Come abbiamo detto, si parlava di due maghrebini. Ma non sono stati i giornali a scriverlo: è stato proprio il carabiniere Varriale a parlare di due nordafricani. Perché questa incongruenza così forte? Nella giornata di sabato si è poi saputo che il primo in assoluto a parlare di due nordafricani è stato il pusher e/o intermediario Brugiatelli, al fine di depistare, per sua stessa ammissione.
E qui il groviglio si infittisce. Chi è realmente Sergio Brugiatelli? Perché si sarebbe rivolto ai carabinieri per il furto del borsello (ammesso che sia vero, cosa di cui dubitiamo fortemente)? Perché ha parlato di due nordafricani, e così ha fatto anche Andrea Varriale?
E poi, quanti carabinieri erano presenti all’incontro? Solo Cerciello e Varriale, o anche altri? Nei primi articoli si parla di “alcuni colleghi”, ma poi raccontando la dinamica dei fatti si fa sempre riferimento solo a Cerciello e Varriale. Secondo una delle versioni, sarebbero state presenti due pattuglie, una del 112 e una in borghese. Ma anche questo non è confermato. Insomma, i punti oscuri sono molti. Il modo in cui è stata condotta l’operazione, almeno per come ci viene raccontato, è quantomeno anomalo e pieno di cose che non quadrano.
Inoltre, già la sera del 26 luglio, si diffonde l’ipotesi che uno dei due carabinieri fosse disarmato. E oggi, durante la conferenza stampa sull’omicidio del vicebrigadiere, è stato detto che Mario Cerciello Rega era disarmato quando si è presentato all’appuntamento, perché “aveva dimenticato la pistola”. Sì, proprio così. Il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, ha detto che quella notte Cerciello ha dimenticato la propria pistola nell’armadietto, e ha parlato di semplice “dimenticanza”. Come è possibile che un carabiniere si presenti a un’operazione di questo tipo senza pistola?
Gargaro ha aggiunto che Cerciello e Varriale “non si aspettavano di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri”. Ha poi parlato di ben 4 pattuglie presenti in zona, “che non dovevano essere visibili per non pregiudicare l’operazione e che sono intervenute pochi minuti dopo l’allarme”. Tutto ciò, anziché fugare i dubbi, rafforza l’idea che le cose siano andate diversamente e che quella notte sia successo qualcos’altro che si sta cercando di coprire con la diffusione di informazioni man mano diverse e comunque sempre incomplete e contraddittorie.
Veniamo ai luoghi. L’incontro, la colluttazione e l’accoltellamento sono avvenuti in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati. A pochissimi metri si trova la stazione dei carabinieri San Pietro. Vicinissimo è anche l’hotel Le Meridien Visconti, dove i due americani alloggiavano: si trova in via Federico Cesi, che è una traversa di via Pietro Cossa. In alcuni articoli che riportano la conferenza stampa di oggi, si parla addirittura di via Cesi come luogo dell’incontro e quindi del delitto. Non sappiamo se sia un semplice errore o se si tratti dell’ennesimo elemento discordante rispetto a una versione dei fatti precedente.

2. Ricapitoliamo

Dunque, ricapitolando la ricostruzione. L’incontro sarebbe avvenuto a due passi da una caserma dei carabinieri. Dopo l’accoltellamento, i due ragazzi sarebbero scappati senza essere presi dai carabinieri. Non si sa se sono stati inseguiti, dato che non è stato detto (anche questo un “particolare” non irrilevante). Si rifugiano nell’hotel dove alloggiano, che si trova anch’esso a pochi passi dal luogo del delitto (a circa 150-200 metri). Anziché liberarsene, come sarebbe più logico, portano con sé il coltello, che viene ritrovato nella loro stanza.
Poi, altre domande… Le Meridien è un hotel di lusso. Come mai due ricchi studenti americani, che possono permettersi l’alloggio in un hotel come questo, chiedono 100 euro per la restituzione del borsello? Ha senso tutto questo? E perché commettono il furto e il successivo accoltellamento la notte prima del loro ritorno negli Stati Uniti? Sì, perché secondo le cronache i due sarebbero dovuti ripartire per gli USA proprio la sera del 26 luglio.
Un altro punto oscuro riguarda l’arma del delitto: un coltello a lama fissa lunga 18 cm. È usato per i combattimenti corpo a corpo ed è in dotazione ai Marines statunitensi. Due studenti 19enni dove hanno trovato questo coltello? Perché l’avevano con sé? L’hanno portato dall’America? E se sì, perché? E davvero possono averlo utilizzato loro due, o si può ipotizzare la presenza di altri soggetti opportunamente addestrati? Anche perché un altro interrogativo è come abbiano fatto due ragazzi che in teoria sarebbero solo degli studenti (e che per giunta sembrano avere un fisico abbastanza esile e non allenato), a sferrare 11 coltellate e ad avere la meglio su due carabinieri che si suppone siano preparati ad operazioni come questa.
Ecco, le coltellate. Inizialmente erano 8, nelle prime ore è stato detto anche 7. Poi sempre 8, per giorni. Fino a ieri, quando la versione è cambiata di nuovo: infatti le coltellate sono salite a 11, secondo i risultati dell’autopsia. Ma, come abbiamo visto, questo è solo uno degli elementi che sono stati cambiati man mano che uscivano le ricostruzioni sempre diverse in questi giorni.
Sempre di ieri è la notizia che il carabiniere Andrea Varriale si trovava già in Piazza Mastai a Trastevere (luogo del furto della borsa) prima dell’operazione in via Cossa.
Tanti buchi e incongruenze, insomma. Una vicenda anomala e manipolata. Punti oscuri e depistanti, diffusi dalla stessa Arma dei Carabinieri. Tante cose dette e poi smentite o modificate. Tante cose non dette, soprattutto. La forte sensazione è che dietro ci sia dell’altro, e che siano in atto anche messaggi e strategie trasversali, come l’episodio della foto diffusa sulle chat e sui social, in cui si vede uno dei due americani bendato all’interno della caserma dei carabinieri.
Ciò che ci ha spinto a scrivere questo articolo, oltre alle innumerevoli cose che non quadrano emerse in questi giorni, è stata soprattutto la notizia uscita oggi durante la conferenza stampa, sul fatto che Cerciello fosse disarmato. Perché non ha portato con sé la pistola? Forse perché in realtà non sapeva di dover partecipare a un’operazione? Forse è stata una trappola che gli è stata tratta per ucciderlo? Questo spiegherebbe la “dimenticanza” della pistola, ma spiegherebbe anche altre cose, come la sostanziale non reazione del collega.
Su cosa stava indagando Mario Cerciello Rega? Aveva forse partecipato a qualche operazione coperta, gestita dai servizi segreti, e ha scoperto o visto cose che non doveva vedere? Qualcuno poteva volere la sua morte?
Concludiamo questo articolo con alcune note simboliche, che saranno già saltate agli occhi dei lettori che conoscono le nostre ricerche sulla Rosa Rossa e sugli omicidi rituali. Specifichiamo come sempre che se in un delitto si trovano degli elementi simbolici non vuol dire che altri livelli di interpretazione più “materiali” non siano validi. Anzi, al contrario, in vicende come questa coesistono più livelli che si completano a vicenda. Inoltre i simboli vengono utilizzati anche per veicolare messaggi.
Innanzitutto, il nome del carabiniere ucciso. Mario Cerciello Rega, talvolta scritto anche Rega Cerciello: iniziali del cognome CR o RC. La moglie si chiama Rosa Maria Esilio. Il vicebrigadiere era anche un volontario dei Cavalieri di Malta. I due ragazzi americani si chiamano Elder Finnegan Lee (colui che avrebbe materialmente sferrato le coltellate) e Christian Gabriel Natale Hjorth (il ragazzo bendato nella foto): colpisce soprattutto il nome di quest’ultimo, Christian Natale.

 

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AGGIORNAMENTI E CONFERME, di Antonio de Martini

IMBARAZZANTI IMPROVVISAZIONI
Ho appena letto su Dagospia ( ripresi dal Messaggero che ha citato il rapporto di Procura) il resoconto dei fatti connessi al delitto di via Cossa.
Mi sono soffermato sul comportamento dei Carabinieri coinvolti.
Quattro che erano in libera uscita e hanno assistito alla prima fase ( il furto).

a) desistono dall’inseguimento del reo e consigliano al derubato ( pusher-truffatore) di chiamare il 112.
Sopraggiungono i due CC della stazione Farnese ( i fatti si erano svolti a Piazza Mastai), si tiene consiglio su chi continuerà ad occuparsene e decidono che siano quelli di Farnese.
Appena arrivano a via Cossa, colluttazione e morte.
Da tutto questo scenario risulta, a mio parere:
1) la demotivazione dei 4 Carabinieri è la mancanza di spirito di corpo. In altri tempi non avrebbero lasciato i commilitoni a sbrogliare la matassa per continuare la passeggiata trasteverina.
2) ruolo quasi nullo dell’ufficiale di servizio al 112 che avrebbe dovuto mantenere il controllo e passare lui l’incarico alla tenenza/ stazione Prati per competenza territoriale.
.
3) la decisione presa dal gruppetto dei CC ha tenuto conto della comodità invece che della efficienza : avrebbero almeno dovuto far partecipare uno dei quattro che era in grado di riconoscere i due americani che Rega e il commilitone non avevano mai visto.
4) il 112 ( o i quattro Carabinieri o Rega) hanno anche omesso di informare la tenenza Prati di una operazione che stava per svolgersi sul territorio di sua competenza.
Confrontato a uno scontro armato, l’altro carabiniere non ha nemmeno pensato di reagire con l’arma di dotazione nemmeno con gli avversari in fuga.
DEMOTIVAZIONE, TRASCURATEZZA, NON COORDINAMENTO, ADDESTRAMENTO CARENTE.
Esattamente quel che ho scritto nel mio testo ( “ Meditazione in morte di un Carabiniere”) a botta calda.
Il coltello lo ha usato l’americano, ma le mani che lo hanno armato avete capito di chi sono: di coloro che hanno svirilizzato e invigliacchito – con pervicacia e intenzionalità – l’Arma dei carabinieri dai tempi del generale de Lorenzo in poi.
http://italiaeilmondo.com/2019/07/27/meditazione-in-morte-di-un-carabiniere-di-antonio-de-martini/
 AGGIORNAMENTI E CONFERME, di Antonio de Martini

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10 punti che non tornano sulla vicenda del carabiniere ucciso a Roma dai due americani

Carabiniere ucciso a Roma: cosa non torna sulla vicenda

Dal 26 luglio 2019 un fatto di cronaca avvenuto nel centro di Roma, tragicamente concluso con la morte di un carabiniere, Mario Cerciello Rega, tiene banco sulle pagine di tutti i giornali italiani (e non solo). TPI ha seguito passo passo la vicenda (qui una ricostruzione dettagliata dei fatti di quella notte, minuto per minuto). Ci sono tuttavia 10 punti che non tornano sulla vicenda, e che sono in attesa di avere una risposta chiara.

Cosa non torna in 10 punti

Abbiamo scritto nero su bianco cosa non torna nel caso del carabiniere ucciso a Roma. Eccoli di seguito:

  1. • Come ha fatto il coltello da marine a passare inosservato all’aeroporto di Fiumicino? Non funzionano più gli scanner per i bagagli da stiva dell’aeroporto? (Ne abbiamo qui)
  2. • Perché il giovane americano si era portato dietro quel coltellaccio?
  3. • Perché i due americani hanno nascosto il coltello nel controsoffitto e non sono invece andati a buttarlo nel primo cassonetto vicino?
  4. • Sergio Brugiatelli era agli arresti domiciliari? Se sì perché non è stato arrestato per evasione? (Qui alcune informazioni su di lui)
  5. • Che posizione è riservata al giovane che avrebbe confezionato il “bidone” della cocaina?
  6. • Perché da Campo de Fiori i carabinieri arrivano a piazza Mastai in cerca dei due americani col Brugiatelli?
  7. • Chi era in servizio davvero quella sera tra i CC della caserma Farnese?
  8. • Chi ha organizzato l’operazione di quella sera?
  9. • Perché i carabinieri si sono portati dietro per andare all’appuntamento fatale il Brugiatelli, che sarebbe stato addirittura lasciato da solo nell’auto dei carabinieri? Non è una palese “violazione di consegna”?
  10. • Chi ha messo in circolazione la bufala dei quattro maghrebini? (Ne abbiamo parlato qui)
  11. • Perché il giovane americano bendato era stato portato nella stanza “d’ascolto” e non in una cella della struttura di via in Selci? (Qui maggiori informazioni)

10 punti che non tornano sulla vicenda del carabiniere ucciso a Roma dai due americani

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