Voto, censura, brogli e Democrazia. Le fondamentali europee del 26 maggio 2019. AGCOM

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Gran Bretagna. Per contrastare la prevista straripante vittoria di Farage del 23.5.2019, fondamentale (per tutta l’UE)  .. il poveretto  è stato messo sotto la tutela dei giudici del suo Paese. Brexit Party=LEGA?

A poche ore dal voto europeo c’è chi avverte la presenza di una cappa irrespirabile .. è la censura! Meno percepibile è il rischio-brogli, eventualità da non trascurare in democrazia. Il primo caso di brogli nella nostra Repubblica risale .. al referendum Monarchia-Repubblica, pilotato dai vincitori con il consenso dei comunisti e di De Gasperi (sia pur sotto il tiro -non figurato- dei liberatori). Il ventennio fascista è considerato un tempo nel quale non si poteva esprimere il proprio pensiero, eppure ora che, si crede, c’è democrazia la sensazione generale non è diversa. Anzi. Se allora il controllo era esercitato dal dittatore e, se vogliamo, dalla maggioranza (come successivamente con la DC del primo dopoguerra) oggi comanda la minoranza attraverso i media (tutti controllati dall’1% degli italiani .. la ricca finanza), il Presidente della Repubblica agisce oltre i poteri conferiti dalla Costituzione (è espressone del periodo Renzi), da Papafrancesco sempre intento ad attaccare Salvini

..ed ora da nuove brillanti iniziative (ne parla Blondet, v. più avanti).
Se leggiamo le irrefutabili pagine di Wikipedia sul ventennio e le confrontiamo con la realtà dei nostri giorni, troviamo analogie a volte anche divertenti, se non ci fosse da piangere. Maurizio Blondet e Giuseppe Sandro Mela misurano nelle pagine che seguono i rischi che gravano sulla loro propria libertà di espressione quali giornalisti e studiosi (ma è anche  la nostra di semplici cittadini).  Purtroppo tale malattia è difficilmente guaribile con cure da mettere in atto dall’interno delle Istituzioni. Solo una rivoluzione (improbabile) o una Guerra Mondiale potrebbe migliorare tale stato di cose (a patto di perderla).
Sempre se il nemico riuscirà il 26.5 a raggiungere lo scopo.

………………………………………………. DAL MINISTERO DELLA VERITA’ & DELL’INCLUSIONE

ARRIVA IL TRIBUNALE DEL CONFORMISMO. NON POTENDO BATTERLI CON LE IDEE, ALLA VIGILIA del voto ” L’AGCOM ATTIVA LA CENSURA DI STATO SU SOVRANISTI E POPULISTI – LE NUOVE REGOLE PUNIRANNO ”L’INCITAZIONE ALL’ODIO”, MA ANCHE LE ”GENERALIZZAZIONI”. QUINDI DIRE CHE ”GLI IMMIGRATI IRREGOLARI NELLE CITTÀ SONO UN PERICOLO”, PURE SE LO FOSSERO, SARÀ SANZIONATO, CON PROCEDURA RAPIDA E DIRITTO ALLA DIFESA MOLTO COMPRESSO. NON POTENDO STERILIZZARE I PROBLEMI, SI STERILIZZA IL PENSIERO. FINORA NON HA FUNZIONATO…

 TAPPANO LA BOCCA A CHI CRITICA ISLAMICI, ROM, TRANS E MIGRANTI
Maurizio Belpietro per “la Verità


Cari lettori, il quotidiano che avete tra le mani presto potreste non riconoscerlo più. Il cambiamento potrebbe essere imposto dall’ alto, dalla censura di Stato.
Sì, avete letto bene: un’ autorità centrale suprema che sta sopra le nostre e le vostre teste potrebbe impedirci di svolgere il mestiere di giornalisti indipendenti e, soprattutto, di chiamare le cose con il loro nome, come siamo abituati a fare da sempre, ragione per la quale molti di voi ogni mattina ci scelgono fra le molte testate presenti in edicola.
Quando quasi tre anni fa il primo numero della Verità vide la luce, si presentò a voi lettori con un impegno preciso, cioè di non accondiscendere ad alcuna censura. E così è stato. A chi mi ha seguito nell’ appassionante avventura di dare vita a un quotidiano di carta, nella stagione in cui tutti suonavano campane a morto per la carta, personalmente giurai che non gli avrei tolto una virgola e non a caso, a volte, ho pubblicato opinioni che non condividevo o articoli che mi hanno fatto litigare con qualche amico.
Però questo era il patto fatto con i colleghi e con voi: un giornale autonomo, impermeabile a qualsiasi condizionamento politico e imprenditoriale, un vero giornale libero. Ma purtroppo oggi devo darvi una cattiva notizia, ovvero che non so se riuscirò a mantenere questo impegno. E non per volontà mia, oppure per cedimento nei confronti della pubblicità o degli interessi imprenditoriali di qualcuno.
No, se temo di non poter più raccontare i fatti per come stanno e non poter più lasciare che si scriva ciò che ci pare giusto scrivere, è perché l’ Autorità garante per la comunicazione (Agcom) l’ altro ieri ha varato un provvedimento che rappresenta un vero e proprio bavaglio nei confronti di chi non si uniformi al pensiero unico politicamente corretto. Con la scusa di porre un argine all’ odio nei tg e nei social, la commissione di super esperti ha infatti emesso un regolamento che impone a tutte le trasmissioni, ai social network, ma anche agli editori, di evitare e cancellare «ogni espressione di odio che incoraggi alla violenza o all’ intolleranza».
Ovviamente, messa in questo modo, la norma è perfino condivisibile, perché a nessuno piace alimentare l’ odio e l’ intolleranza. Ma il provvedimento non è contro l’ odio, bensì contro chi si permette di esprimere giudizi non conformisti. Infatti il regolamento è scritto su misura per impedire che qualcuno si azzardi a pubblicare qualche cosa che l’ Autorità del politicamente corretto non gradisca. In particolare su immigrati, rom, musulmani e sul tema del gender.

(Ecco qui su cosa censurarsi)

1 EVITARE DI COLPIRE SPECIFICI TARGET (DONNE, MIGRANTI)
2 EVITARE ESPRESSIONI CHE FOMENTANO L’ODIO
3 EVITARE LUOGHI COMUNI E STEREOTIPI DISCRIMINATORI
4 EVITARE RIFERIMENTI IMPROPRI AGLI ORIENTAMENTI SESSUALI
5 NON PARTIRE DA SINGOLI EVENTI PER GENERALIZZARE
6 PROMUOVERE IN TV INCLUSIONE E COESIONE SOCIALE
7 RETTIFICARE I CONTENUTI SE CONTESTATI DALL’AUTORITA’
8 RIMUOVERE DALLA RETE VIDEO E FOTO SE DISCRIMINANO
Sì, la Polizia linguistica ha nel mirino proprio gli articoli e le trasmissioni che trattano di questi argomenti e si muoverà su denuncia delle associazioni e delle organizzazioni rappresentative di tali gruppi, con un monitoraggio sistematico dei programmi, dei telegiornali, dei social e della stampa. Dunque, prevediamo che da domani saremo inondati di denunce da parte di associazioni Lgbt, rom, immigrati e islamici.
Già molte di queste organizzazioni provano quotidianamente a impedirci di esprimere le nostre opinioni, ma grazie al nuovo regolamento adesso avranno un’ arma in più. E soprattutto avranno dalla loro un apparato dello Stato.
Ovviamente l’ Autorità giura di non voler censurare la libertà di stampa garantita dalla Costituzione, ma solo di voler emettere un cartellino giallo, con una segnalazione che pubblicherà sul proprio sito. Ma allo stesso tempo il regolamento prevede una contestazione a cui l’ editore avrà tempo 15 giorni per rispondere e, a seguire, scatterà la segnalazione all’ ordine professionale per il giornalista, reo di avere opinioni non gradite all’ Autorità. Il Tribunale del conformismo, che in altri tempi avremmo chiamato Minculpop, «diffiderà editori, testate e piattaforme Web dal continuare la condotta illegittima».
E qualora questi soggetti ignorassero i provvedimenti dell’ autorità, andrebbero incontro a sanzioni dal 2 al 5 per cento del loro fatturato. Tanto per capire l’ aria che tira, la Rai, nei suoi tg, sarà obbligata a dedicare spazi ai temi della «inclusione sociale, della coesione, della promozione della diversità, dei diritti fondamentali della persona». La tv di Stato, dopo le europee, addirittura dovrà diffondere uno spot dell’ Autorità che incoraggia all’ uso della parola pace.
Mi state chiedendo chi abbia dato alla Polizia linguistica il potere di decidere tutto ciò e soprattutto chi ci sia dietro questa manovra che punta a impedire di parlare di immigrati, rom, islamici e deriva Lgbt? Beh, il potere glielo ha dato il Parlamento, che in passato ha istituito l’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, istituzione composta da un gruppo di signori che gli italiani non hanno eletto, ma ai quali si trovano sottoposti.
Quanto a chi ci sia dietro, vi dico solo il nome del suo presidente, ossia Angelo Marcello Cardani, un professore della Bocconi che ha svolto ruoli nell’ ambito della Commissione europea. In pratica, è un regalo di Mario Monti, del quale è stato anche capo di gabinetto. Un altro motivo per ringraziare l’ ex presidente del Consiglio.
2-  SE PARLI MALE IN TIVÙ TI CENSURANO
Renato Farina per “Libero Quotidiano
L’ Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), per sua definizione indipendente e sovrana nei confini della Repubblica italiana, ha stabilito che saranno puniti con una multa dal 2 al 5 per cento del fatturato gli editori che consentano sui loro giornali, siti web, trasmissioni televisive, libri eccetera espressioni incitanti all’ odio. Non l’ odio contro tutti, non esageriamo, c’ è odio e odio. Per cui l’ Agicom ha stabilito di fornire la sua corazza a un bouquet di categorie scelte con cura. Le citiamo pedissequamente. Sono «le donne, gli omosessuali, i meridionali, gli immigrati, i rom, le persone di colore, i musulmani».
Senza un guizzo di fantasia, l’ Authority ha copiato dal manualetto del “politicamente corretto” i tipi umani infilati dai progressisti nella loro fattoria. Solo loro possono accudirli, nominarli, eventualmente correggerli, cavalcarli. Chiunque altro li nomini, deve pronunciarsi con formula e concetti da loro coniati. Incredibile ma vero.
L’ intento di Agcom è di prosciugare la palude dell’ odio. Sottoscrivo. C’ è un problema. I sentimenti non possono essere reati. Dunque nemmeno puniti da un organo dello Stato di diritto.
Ed ecco allora la trovata: i sentimenti no, ma il linguaggio sì. D’ accordo: le parole sono importanti. La questione è stabilire quali espressioni siano avvelenamento dei pozzi, e chi abbia tale autorità. Non basta chiamarsi Autorità per esserlo. Ci sono campi, come quello della libertà di parola, che sono materia immane. Si finisce per bruciare i libri.
Nel nostro caso, non esiste legge, e nemmeno potrebbe esistere, che assegni a questi signori dell’ Agcom un simile potere sulla mente e sulla lingua. Tra l’ altro, costoro – sia detto con il massimo rispetto – non li conosce nessuno fuori dal loro giro. In questo caso, al di là della provenienza politica, si appalesano come la dependance operativa della cultura progressista italiana, a sua volta serva dei quartieri alti di New York e di Parigi. Brave persone. Dio ci guardi dalle brave persone, il cui scopo è come sempre altamente educativo.

PARI OPPORTUNITA

Domandina. Su quale base di verità, la crème che si ritiene élite morale vuole insegnare la grammatica della vita buona ed imporci il suo vocabolario? Si appellano all’ Onu, al Consiglio d’ Europa, eccetera. Le radici cristiane sono state spazzate via dalle loro carte. La carta dei diritti umani del 1948 è stiracchiata di qua e di là secondo le convenienze. Magari i principi espressi sono così alti che bisogna inchinarsi. Poi finiscono in mano a interessi meschini e pregiudizi ideologici o addirittura invidie personali.
PROPOSITI LIBERTICIDI
Noi di Libero lo sappiamo bene. Espressioni popolari o ironiche, citazioni paradossali, o semplicemente sacrosante grida di indignazione contro stragi di innocenti in nome di una religione, sono diventati uno strumento per impedire la libertà di opinione di questo giornale.
Al sinedrio della casta dei giornalisti non ci si abitua, ma si finisce per sopportare.
Parliamo di noi, perché sappiamo che le nostre parole non erano di odio verso chi ci stava davanti ma di amore per la gente che ci segue (e qui parafrasiamo Chesterton). Fin qui passi. Ma adesso siamo a propositi liberticidi. Minacciare con multe di portata milionaria non gli autori di presunte incitazioni all’ odio, ma gli editori, è una intimidazione peggio della galera per i cronisti. Uno infatti può per ragioni di coscienza accettare il rischio di esporre se stesso a una pena. Ma trasformare gli editori in giannizzeri del politicamente corretto è una vergogna. Finirà che certe battaglie allora uno potrà combatterle solo scrivendo sui muri.
Donne, musulmani, omosessuali, eccetera… Ma questo catalogo che roba è? Questa individuazione di “bersagli” è in realtà una discriminazione. Diventa infatti una autorizzazione implicita all’ odio verso chi non è segnalato come possibile obiettivo di un’ aggressione.
Ad esempio: un commissario di polizia come Calabresi in che categoria protetta lo inserirebbe il Garante?  La polizia? Non c’ è. La lotta di classe che prevede l’ odio di classe è consentita? E lo scatenarsi del rancore di massa perché uno bacia un crocefisso è consentito, mentre scandalizzarsi per l’ esibizione del velo come appartenenza religiosa e politica è punibile?
A SENSO UNICO
In realtà i membri di questa Autorità hanno stabilito, secondo criteri ideologici mutuati da Repubblica e dalla Fiera del libro di Torino, chi sono i forti e chi i deboli.
I primi sono bastonabili bastonabilissimi, secondo la celebre frase del Conte Attilio.
I secondi vanno tutelati non perché “persone”, ma in quanto selezionati con il vaglio di una sociologia da quattro soldi. I vecchi, i bambini non nati, i down e i nani nel seno materno, i cristiani, i fascisti, i berlusconiani, i ricchi, i cacciatori, i pescatori, gli animalisti, ci metto anche i comunisti, i leghisti, i medievalisti, i pensionati, i pregiudicati, gli eterosessuali, gli impotenti, i carcerati, gli agenti di polizia penitenziaria, i carabinieri, i preti: quelli si può dire che ci rubano il pane, che sono pedofili, che stermineranno i neri, eccetera?
Abbiamo elencato categorie alcune delle quali sono sottoposte in questi giorni a campagne che hanno il chiaro obiettivo di estrometterle dal consorzio sociale. Per giunta oggi le vittime della cultura dello scarto sono trattati con un linguaggio sterilizzato così si eliminano meglio: i vecchi sono chiamati anziani, si è attentissimi a non spregiare i bambini nati con malformazioni, ma diventano sempre di meno perché oggetto contemporaneamente di parole gentili e di aborto eugenetico (detto terapeutico). Anzi chi protesta contro questi maciullamenti è accusato, se propone un manifesto con un feto, proprio di istigare odio contro le donne. E se qualcuno osa dissentire sull’ adozione per le coppie omosessuali, è inchiodato all’ imputazione di omofobia.
Colpisce molto una dichiarazione di uno degli autori del regolamento.
Dice: «La libertà di espressione è sacra, ma vanno fermate pericolose generalizzazioni». Non si potrà più scrivere – a proposito di generalizzazioni – che «gli immigrati ci portano via il lavoro», o che «dall’ Africa arrivano certe malattie». Si tratta infatti di «pericolose generalizzazioni, non supportate da dati o statistiche attendibili». Ce le date voi? Siamo qui apposta… Non sono i regolamenti linguistici stabiliti da una casta di presunti sapienti a diffondere l’ amore. Semmai si ottiene il risultato contrario.
Esempio di generalizzazione permessa, che non fomenta odio, non attacca specifici gender, dice la verità approvata dal Ministero…

(Qui  sotto un esempio di generalizzazione vietata:  la produttività è aumentata e le paghe no, è istigazione all’odio contro l’1% che ha incamerato la vostra produtttività  in aumento ):
“È strano, nel 1950 non avevamo nemmeno ancora inventato circuiti integrati, eppure uno con un diploma di scuola superiore poteva sposarsi, iniziare una famiglia, comprare una bella casa, e vivere comodamente su un reddito, e che il reddito era stabile. Ora con i robot dobbiamo lavorare più duramente?
(Qui sotto un altro esempio  buono  ed approvato:

CANDIDATO ISLAMICO FORZA ITALIA: “CHIEDO VOTI IN NOME DEI VALORI ISLAMICI E DEL SANGUE ARABO”

(S’intende che questo esempio è  sì positivo; ma  per lui,  non per voi. Provate a proclamare: “Chiedo voti in nome dei valori cristiani e del sangue ariano”, e vedete cosa vi capita. Anzi già potete vederlo:)

Roberto Fiore fermato dalla Digos

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, è stato portato via dai poliziotti mentre, con i militanti del partito di estrema destra, si muoveva in direzione dell’ex stabile occupato in via dei Lucani, a San Lorenzo, dove avevano annunciato una manifestazione non autorizzata in ricordo di Desirée Mariottini, la 18enne romana drogata, stuprata e uccisa nel “palazzo del crac”. Lo fa sapere Forza nuova, che in una nota commenta: “Una volta c’erano le bandiere rosse a tentare di fermare i tricolori. Oggi invece sono blindati, celere e manganelli ad arrestare l’avanzata di Forza Nuova”.
“A Roma non è possibile neanche portare un mazzo di fiori dove è stata assassinata Desirée – aggiunge Fn – perché il verbo immigrazionista non può essere messo in discussione. Roberto Fiore, nostro segretario nazionale, è stato fermato dalla Digos, caricato e portato in Questura mentre stava recandosi nel luogo dove è stata uccisa la giovane italiana da una banda di immigrati”.
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/05/25/roberto-fiore-fermato-dalla-digos_gIZavMs0FCC7RMNcOFzakO.html
E’ naturalmente vietatissimo riportare informazioni come quella sullo stipendio di Cardani, perché guastano  il senso di inclusione:

agcom dorata – cardani smentisce: non guadagno 600-700mila euro …

https://www.dagospia.com/…/agcom-dorata-cardani-smentisce-non-guadagno-600-70…8 mag 2014 – Il portavoce del presidente Agcom (stipendio da 168mila euro) sorvola sulle … “A maggio la retribuzione di Cardani scenderà a 239mila euro”.
(Quindi abbiamo già pubblicato la smentita)

Unione Europea. I sovranisti potrebbero vincere pur senza maggioranza….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-25.

Gufo_019__

Cerchiamo di ragionare, nei limiti del possibile.

Se i liberal socialisti europei si stanno dando questo gran da fare nella campagna elettorale, ricorrendo anche a metodi impropri,

Austria. Il problema si complica di non poco. Voto di fiducia.

E ti pareva!! La Commissione Elettorale UK indaga il Brexit Party. Solo quello.

è solo perché hanno una paura livida di perdere.

Basta solo focalizzare e razionalizzare cosa significhi politicamente il termine ‘perdere‘.

Sotto la condizione che le prospezioni elettorali trovino riscontro nei risultati che usciranno dalle urne, e che nel caso dell’Australia avevano grandemente sopravalutato le sinistre, e sotto la speranza che non si debba assistere a grossolani brogli elettorali, come successe in Austria durante le elezioni politiche, sia il partito Popolare Europeo sia il Partito Socialista Europeo dovrebbero perdere una gran quota di seggi. La perdita dovrebbe aggirarsi tra gli ottanta ed i centoventi seggi.

Difficili proclamare vittoria quando si perdano seggi, ed in quota non certo trascurabile.

Poi, i voti persi da qualche altra parte andranno bene, mica che possano sublimare nel nulla.

Politico riporta a 254 il numero degli europarlamentari definiti come ‘euroscettici.

I parlamentari euroscettici sarebbero quindi il 33.8% del totale, giusto un po’ sopra la soglia del 30%, ossia dei 225 seggi.

*

Questa soglia è importante, ed a seguito ne vedremo i motivi.

«The European Parliament elections this May have been described as a make-or-break moment for the future of the European project – and for good reason»

*

«With plans to form a populist united front, Eurosceptic parties need only capture one-third of parliamentary seats to bring EU governance to a crawl»

*

«Will the European Parliament elections this May result in a political revolution?»

*

«Populist and nationalist parties certainly hope so. They are promising not just to overturn the Brussels establishment, but also to end the free movement of people, lift sanctions against Russia, abandon NATO, eschew future trade deals, reverse policies to combat climate change, and abolish gay marriage.»

*

«populist parties could significantly outperform current polls.»

*

«Moreover, the ECFR study finds that even with a parliamentary minority, a Eurosceptic party grouping could severely curtail the EU’s ability to address voters’ concerns, and could threaten its fundamental governing principles»

*

«For example, with just one-third of parliamentary seats, populists could block sanctions against member states that violate EU rules and the rule of law.»

*

«The EU is currently pursuing such measures against both the Law and Justice (PiS) party’s government in Poland and Orbán’s government in Hungary»

*

«Populist insurgents could also derail EU budget negotiations, and even precipitate an EU “government shutdown”, by blocking the 2021-2027 Multiannual Financial Framework if they garner an absolute majority»

*

«With a blocking minority or control of certain parliamentary committees, Eurosceptics might also be able to stand in the way of international trade deals and appointments to the European Commission»

*

«The risk, then, is not so much that populists will capture a parliamentary majority and overturn everything on day one, but that they will have some representation in the European Commission and secure a large enough minority to bring EU policymaking to a crawl»

*

Ricapitoliamo le preoccupazioni dei liberal socialisti europei.

– con solo un terzo dei seggi parlamentari, i populisti potrebbero bloccare le sanzioni contro gli Stati membri che violassero le regole liberal dell’UE e lo stato di diritto;

– potrebbero anche far deragliare i negoziati sul bilancio dell’UE;

– potrebbero bloccare il quadro finanziario pluriennale 2021-2027;

– con una minoranza di blocco o con il controllo di alcune commissioni parlamentari, gli euroscettici potrebbero anche essere in grado di ostacolare gli accordi commerciali internazionali e le nomine alla Commissione europee.

*

Sufficit.


European Council on Foreign Relations.

How Europe’s populists can win by losing

The European Parliament elections this May have been described as a make-or-break moment for the future of the European project – and for good reason. With plans to form a populist united front, Eurosceptic parties need only capture one-third of parliamentary seats to bring EU governance to a crawl.

Will the European Parliament elections this May result in a political revolution? Populist and nationalist parties certainly hope so. They are promising not just to overturn the Brussels establishment, but also to end the free movement of people, lift sanctions against Russia, abandon NATO, eschew future trade deals, reverse policies to combat climate change, and abolish gay marriage.

Many of these ideas have long been included in Eurosceptic fringe parties’ election programmes. But a major survey of the EU’s 27 national political theatres, led by Susi Dennison and Pawel Zerka of the European Council on Foreign Relations (ECFR), that will be published next week, shows that voters could be more responsive to such proposals this year than in the past.

In the past, European elections have been predominantly national, low-turnout, and low-stakes affairs. But those days are over. The campaign season has already become a transnational, pan-European event. While American populist agitator Steve Bannon is attempting to  a coalition of right-wing nationalist governments, Hungarian Prime Minister Viktor Orbán and Italian Deputy Prime Minister Matteo Salvini have  a populist alliance that marries the anti-austerity left with the anti-migration right. Orbán and Salvini’s goal is to capture EU institutions and reverse European integration from within. They envision nothing less than a re-founding of the West on illiberal values.

Moreover, voter turnout this year will most likely be far higher than the usual 20-40 percent. Just as the Brexiteers managed to mobilise 3m Britons who generally abstain from voting, continental populists could attract Europeans who feel as though mainstream parties have forgotten about them. If these voters turn out while supporters of moderate leaders like German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron stay home, populist parties could significantly outperform current polls.

Moreover, the ECFR study finds that even with a parliamentary minority, a Eurosceptic party grouping could severely curtail the EU’s ability to address voters’ concerns, and could threaten its fundamental governing principles. For example, with just one-third of parliamentary seats, populists could block sanctions against member states that violate EU rules and the rule of law. The EU is currently pursuing such measures against both the Law and Justice (PiS) party’s government in Poland and Orbán’s government in Hungary.

Populist insurgents could also derail EU budget negotiations, and even precipitate an EU “government shutdown”, by blocking the 2021-2027 Multiannual Financial Framework if they garner an absolute majority. With a blocking minority or control of certain parliamentary committees, Eurosceptics might also be able to stand in the way of international trade deals and appointments to the European Commission.

Populists who win parliamentary seats will also be eager to weaken EU foreign policy, either through the power of the purse or amendments to policy resolutions. Given that many European populist parties have financial ties to the Kremlin, the goal will be to water down sanctions against Russia. Beyond that, populists also seek to frustrate environmental-policy efforts such as the Paris climate agreement.

The risk, then, is not so much that populists will capture a parliamentary majority and overturn everything on day one, but that they will have some representation in the European Commission and secure a large enough minority to bring EU policymaking to a crawl. That, in turn, will prevent the enforcement of EU rules, strengthen nationalist governments, and further undermine European voters’ confidence in EU governing institutions. The illiberal governments in Budapest, Warsaw, and Rome would be free to violate EU rules with impunity.

Moreover, the European Parliament elections coincide with a widespread political realignment within EU member states. Thus, for populists and moderates alike, electoral success in May could translate into success at the national level. Estonia and Slovakia will hold general elections before the European Parliament elections, and Belgium and Denmark will hold elections later in the year. In each case, populist parties could ascend to power as coalition partners.

Making matters worse, pro-European parties appear to be falling into the trap laid by these anti-European parties. Across Europe, liberals, Greens, and many left-wing parties are approaching the election as a fight between cosmopolitans and communitarians – between globalism and patriotism. This political framing is more likely to help the insurgent Eurosceptics than anyone else.

Nothing is lost yet. But to avoid a rout, pro-Europeans must stop behaving in ways that confirm the populists’ stereotypes of them as supporters of the status quo in Brussels. That means offering an up-front, honest critique of the EU’s shortcomings while avoiding the wrong kind of polarisation, particularly on issues where they do not have the support of a clear majority.

At the same time, pro-Europeans need to start deploying “wedge” issues of their own. For example, on the crucial question of migration, it is clear that Orbán’s and Salvini’s interests are not even particularly aligned. While Orbán wants to keep all migrants out, Salvini has called for asylum seekers arriving in Italy to be distributed throughout the EU. Pro-Europeans should be pointing out these contradictions to voters in Hungary and Italy.

Putting aside his other current difficulties, Macron at least is aware of the populist trap. In his speech last November commemorating Armistice Day, he described patriotism as the opposite of nationalism, thus repudiating the narrative that true patriots oppose “globalists”. But he has done little to show how his politics can make “left-behind voters” feel safe from globalisation and European integration.

In theory, at least, Macronism still represents the best pro-European alternative to atavistic nationalism. But to avert a populist revolution this May, Macron and other leaders will have to reach beyond their own close circle of cosmopolitan elites. Otherwise, they will have fallen into the Eurosceptics’ trap.

https://senzanubi.wordpress.com/2019/05/25/unione-europea-i-sovranisti-potrebbero-vincere-pur-senza-maggioranza/
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Costituzione (autore E INTERPRETE: ANPI?)

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