Alfano ruba a Minniti la stretta sull’immigrazione

alfano – minniti 1-1  

Contraddizioni
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Alfano vuole rubare a Minniti la stretta sull’immigrazione

Il leader Ap cerca di intestarsi i meriti del decreto. Ira Viminale: “Ho temuto per la tenuta democratica” – di Giampiero Timossi
Si è passati dagli sbarchi agli imbarchi, ora fanno la fila per altare sul gommone del vincitore. Marco Minniti, sceriffo dalla stella rossa, ha un sacco di nuovi compagni. Compagni di viaggio. Il suo decreto sicurezza sembra aver convinto tutti. Pure Minniti.
Ieri poi si è accodato Angelino Alfano, autoproclamandosi vincitore

«A Parigi si è affermata l’agenda italiana». 

Pazienza se lui non ne ha scritta una riga. Minniti si è indispettito e gli ha subito risposto. Ha parlato a lungo, dalla Festa dell’Unità (il giornale che non c’è più), a Pesaro. Il ministro degli Interni ha detto: 

«A un certo momento ho avuto paura, davanti all’ondata migratoria e alle problematiche di gestione dei flussi avanzate dai sindaci ho temuto che ci fosse un rischio per la tenuta democratica del Paese. Per questo dovevamo agire come abbiamo fatto non aspettando più gli altri paesi europei».

Tiè Alfano, ascolta e capisci: prima hai ingarbugliato tutto con la politica dell’accoglienza e i tuoi benedetti centri di identificazione (ed espulsione), poi sparisci, ora almeno taci. Sia chiaro, per i suoi ormai Minniti può dir ciò che vuole. Il nostro (loro) eroe ha del genio la zucca scintillante e pure una certa capacità di rientrare nella lampada, starsene coperto, aspettando di uscire al momento giusto. Angelino Alfano è di un’altra stoffa. Il ministro della Sicilia con delega agli Esteri è uomo dalle gambe lunghe, più maratoneta, che scattista. Non è un razzo e forse anche per questo ha rischiato di restar fuori dal gommone dei vincitori. Il biglietto lo ha strappato ieri in extremis, grazie a un’intervista a testate unificate (Corriere della Sera e Messaggero), giusto per rivendicare l’importanza dell’accordo raggiunto a Parigi. Dimenticando, ma son dettagli, che doveva essere lui a occuparsi anche e magari soprattutto di quanto accade in quel mare che va dalla Libia all’Italia.
Lento Alfano, più rock Andrea Orlando. Il ministro di Giustizia, a tempo debito, era già saltato sul gommone dei vincitori. «Chiamatelo decreto Minniti…», scherzava il capo della minoranza Dem nella stanze ministeriali di via Arenula. Così, con ironia e senza compromettersi, si smarcava da quei provvedimenti che portavano pure la sua firma. Poi già a metà estate aveva capito che lo sceriffo rosso stava facendo centro: così, in un lampo, ecco che nel frasario del Guardasigilli si tornava a parlare di «decreto Minniti-Orlando», si faceva sapere che sul caso Ong c’era da parte del ministero di Giustizia pieno appoggio alla linea del Viminale, si pensava pure a un ticket-elettorale tra due «vecchi comunisti».
Alleanza che, ora all’interno del partito, preoccupa un po’ tutti, dal catto-spietato Renzi al catto-comunista Delrio. Meglio allora saltare tutti sul carro del vincitore. Pure la piazza si è adeguata. A Roma, nel 2009, protestarono in 200.000, tutta la sinistra di lotta e di aspirazioni governative contro il decreto sicurezza del ministro Maroni e del governo Berlusconi. Era, davvero con poche differenze non sostanziali, lo stesso piano dello «sceriffo rosso». Protestava anche l’attuale inquilino del Viminale pensa un po’. Era il 2009, era il responsabile sicurezza del partito e diceva: «Nel disegno di legge ci sono norme chiaramente discriminatorie, alcune delle quali odiose». Poi ha convinto pure se stesso, magari è davvero un genio.
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… qualche primo dubbio sorge .. :
LINK: SCENARI ECONOMICI  .. .. ulteriori “particolari” LINK: SCENARI ECONOMICI – 2
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Bravo Alfano: si appropria dei successi altrui salvo poi criticare in caso di effettiva .. “non riuscita” 
.. intanto, nella SUA Sicilia, c’è chi cerca di imitarlo .. ma senza la stessa efficacia:
LINK: Porto Empedocle
/L’amministrazione Macron tiene discorsi differenti in Francia e in Iraq
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.. alfano .. porto empedocle … 
ma LA FRANCIA è SEMPRE LA FRANCIA: 
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L’amministrazione Macron tiene discorsi differenti in Francia e in Iraq

 La stampa occidentale non ha affatto fornito un resoconto del viaggio in Iraq, del 25 e 26 agosto, dei ministri francesi degli Esteri e della Difesa, Jean Yves Le Drian e Florence Parly. I media si sono limitati a replicare la versione ufficiale, secondo cui la Francia è impegnata nella lotta contro Daesh e sostiene la ricostruzione dell’Iraq.

Ebbene, a Bagdad la delegazione francese ha effettivamente accordato all’Iraq un prestito di 430 milioni di euro, ma non si tratta d’un regalo.
Soprattutto, rinunciando all’indeterminatezza che intrattiene a Parigi, la delegazione ha ripetuto, per chi era disposto ad ascoltare, di aver rinunciato a intervenire in Siria e a rovesciare la Repubblica a beneficio dei Fratelli Mussulmani. I ministri francesi hanno assicurato ai giornalisti che il presidente el-Assad potrà partecipare alla “transizione” e persino ripresentarsi, se lo desidera, alle elezioni presidenziali: un modo per compiere un gesto di distensione nei confronti di Bachar el-Assad, che aveva respinto gli emissari incaricati di riaprire l’ambasciata francese a Damasco. La Siria aveva posto come condizione preliminare la cessazione totale del sostegno agli jihadisti. È perciò poco probabile che, finché durerà il sostegno francese su questo fronte, le dichiarazioni di Jean Yves Le Drian e Florence Parly otterranno il benché minimo risultato.
A Erbil, la delegazione francese ha incontrato il presidente Barzani, impegnato nella preparazione del referendum sull’indipendenza. Il comunicato comune, diffuso alla fine della riunione, afferma che la Francia ha esposto il proprio punto di vista sul referendum, senza però fare cenno al suo contenuto. La stampa francese sembra ignorare questa consultazione, indetta per fine settembre e condannata da Stati Uniti e Turchia. La stampa kurda è stata invitata a rimuovere da internet le dichiarazioni del presidente François Hollande dell’8 settembre 2016. In quell’occasione il presidente aveva pubblicamente assunto posizione a favore dell’indipendenza della regione del Kurdistan iracheno e dei territori annessi in concertazione con Daesh, così come di Rojava, ossia il territorio arabo siriano dove Parigi, Erbil e Ankara volevano creare un Kurdistan ed espellervi i kurdi turchi.
Jean Yves Le Drian, prima di diventare ministro degli Esteri di Macron, è stato ministro della Difesa di François Hollande. Tra l’attuale progetto di uno Stato indipendente del presidente Barzani e il grandioso progetto di Alain Juppé e François Hollande non c’è che un vago rapporto. Tuttavia, entrambi i progetti non potranno beneficiare del riconoscimento internazionale (eccezion fatta per Israele).
Parigi, che già diverse volte ha cambiato opinione su un eventuale Stato kurdo, sembra non sapere più che cosa vuole. Per questo motivo parla in modi diversi, a seconda che si rivolga alla Francia o al Medio Oriente.
Traduzione . – Rachele Marmetti – Il Cronista
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qualche francese s’è accorto dei trucchi (politici) di Macron LINK: della popolarità di macron
.. a proposito di altri trucchi LINK: Blondet
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Angelino e l’Emmanuele .. superati solo da Bergoglio .. che sul Trucco gioca doppiamente in casa
LINK: trucco
LINK: truco
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