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tanti lupi e un solo agnello 

un emblematico fatto di cronaca .. nera:

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” Fai sparire quello che abbiamo preso: la polizia sa tutto “

IN TRIBUNALE, FINANZIERE A PROCESSO PER UN GIRO DI SCARPE RUBATE E RIVENDUTE A PREZZI STRACCIATI. DALLE INTERCETTAZIONI IL RACCONTO DI COM’E’ NATA L’INCHIESTA

Il magazzino abusivo scoperto in un alloggio privato

 In un appartamento di corso De Rege avevano allestito un vero e proprio spaccio per il commercio abusivo di scarpe di marca rubate. Un’attività che coinvolgeva un’intera famiglia, ma che era condotta in modo discreto. E che sarebbe proseguita per chissà quanto tempo se una telefonata intercettata casualmente dalla Polizia su un’utenza sotto controllo per altro motivo, non avesse fatto partire l’inchiesta che ha consentito di smantellare tutta la rete di questo mercato parallelo.

Un’inchiesta particolarmente dolorosa per le forze dell’ordine perché ha coinvolto – a vario titolo – anche quattro finanzieri: tre erano acquirenti (e hanno patteggiato un’ammenda per l’incauto acquisto di scarpe sportive pagate 30 euro a fronte dei 150 e più previsti dal listino, finendo però davanti al tribunale militare), il quarto, invece, era, secondo le accuse, uno dei perni dell’organizzazione e per questo era anche finito agli arresti domiciliari. Nei suoi confronti, davanti al Tribunale a Vercelli, è entrato nel vivo, giovedì, il processo. Sul banco degli imputati, difeso dai legali Davide Scarpa e Pierpaolo Chiorazzo, c’è Stefano Bettini, finanziere, all’epoca dei fatti in servizio a Vercelli e oggi trasferito in Sicilia. Le accuse, nei suoi confronti sono ricettazione aggravata, peculato e rivelazione di segreti d’ufficio.

A far partire l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Pretti, una telefonata intercettata sull’utenza telefonica in uso alla compagna di uno dei fratelli di Bettini: la donna parlava di scarpe, ma il luogo indicato per l’acquisto non corrispondeva ad alcun negozio. Un primo appostamento della polizia aveva permesso di identificare un condominio nel quale la donna e il compagno erano entrati per uscire, poco dopo, con due vistosi sacchetti. Mentre la pattuglia stava facendo ritorno in ufficio, l’incontro casuale con un’auto della Finanza e, pochi minuti dopo, una nuova telefonata, sempre sull’utenza della donna, avevano aperto nuovi scenari.

Fai sparire quello che abbiamo preso – le aveva detto il compagno nella telefonata – E’ venuto mio fratello ad avvisarmi che c’era la Polizia e hanno preso la targa e visto tutto”.

Davanti al collegio composto dalla presidente Claudia Beconi e dai giudici Elisa Campagna e Luca Bertagnoglio, i poliziotti che hanno condotto l’indagine hanno ricostruito nel dettaglio tutti i passaggi di un’attività che ha portato a quattro arresti (oltre a Bettini finirono in manette anche sua zia Caterina Bettini, il marito Giuseppe Bucalo e il figlio Alberto, accusati la prima di ricettazione aggravata e i due uomini anche del furto delle scarpe che erano poi rivendute nel loro alloggio), alla denuncia di sette persone per incauto acquisto e di un uomo, Stefano Sdao (che aveva le chiavi del magazzino di Magenta da cui sparirono le scarpe) per il reato di furto aggravato.

Una volta identificato l’alloggio in cui avveniva il commercio, e dopo aver assistito al passaggio di alcuni colleghi di Bettini, divenuti acquirenti, i contorni della vicenda erano stati sviluppati attraverso intercettazioni e controlli incrociati. Infine i provvedimenti restrittivi, autorizzati prima che una parte delle scarpe lasciasse Vercelli alla volta della Sicilia.

Nell’abitazione della famiglia Bucalo erano stoccate 180 paia di scarpe del marchio AgoItalia sottratte da magazzino di Magenta, e altre 80 paia erano state recuperate alla Tnt di Novara. A farle uscire dal magazzino, secondo l’accusa, un dipendente della ditta, Stefano Sdao, amico del vercellese Bucalo.

Io non sapevo assolutamente che Sdao, che all’epoca era anche il mio compagno, avesse fatto sparire tutte quelle scarpe – ha dichiarato in aula la titolare dell’azienda, Sonia Carapezzi – Non lo avevo mai autorizzato a fare niente del genere: quella merce doveva essere trasferita in un magazzino di Torino e poi essere venduta in uno store. Lui mi aveva chiesto qualche paio di scarpe per sé e per gli amici, ma non credevo certo che ne portasse via oltre 300 paia”, ha ripetuto più volte la donna agli avvocati difensori che, intercettazioni alla mano, le contestavano alcune frasi in cui utilizzava l’espressione “mercato nero” come canale per riuscire a vendere quello stock di materiale rimasto in magazzino.

I tre finanzieri che hanno patteggiato l’incauto acquisto, sentiti come testi e assistiti nell’interrogatorio dall’avvocato Roberto Rossi, hanno invece tutti ribadito di essere andati a comprare quelle scarpe senza sospettare che la loro provenienza fosse illecita. 

“Le avevamo viste ai piedi di Bettini lui ci aveva detto che arrivavano da un’azienda milanese che stava chiudendo e che per questo costavano poco”, 

hanno detto. Su richiesta degli avvocati, inoltre, hanno anche precisato che non c’era una particolare insistenza da parte di Bettini nel proporre l’acquisto che, al contrario, nasceva in modo quasi casuale. La versione del finanziere, comunque, potrebbe ascoltata nel corso di una della prossime udienze, qualora decidesse di sottoporsi all’interrogatorio.

link: infovercelli24 

News collegate: LINK: LA NOTIZIA originaria

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Nel primo dopoguerra arrivò il boom economico e si volle incentivare (il suggerimento provenne dagli “alleati” .. cioè i nostri padroni) i parsimoniosi cittadini italiani a spendere di più .. dando reddito crescente ai lavoratori e ..  la “paghetta” agli adorati figli (procreati ancora con i vecchi metodi) .. poi grazie alla pubblicità (Carosello ..) nacquero i prodotti di marca (le stesse cose che già si facevano, ma con prezzo più alto .. molto più alto).. per far girare l’economia.. apparve una persona conosciuta anche dai finanzieri e dai figli dei finanzieri (e da chiunque altro) .. che cantava “Sono contento” .. LINK: Gianni Morandi

Purtroppo Gianni, figlio di un calzolaio (al tempo gli artigiani sapevano “fabbricare” le scarpe); il padre gli imponeva di leggere Il Capitale (quello di Marx) e l’Unità (quella fondata da Gramsci) .. fece comprare molte scarpe agli italiani ma non riuscì a inculcare nel popolo (compresi i residenti a Vercelli di oggi) una versione di Gianni di un successo planetario .. dove si parlava di 2 italiani immigrati negli Usa (uno di essi, Sacco, lavorò in un fabbrica di scarpe..) .. ecco una versione di Joan Baez

LINK: Here’s to you (Paris 1977)

.. la storia viene esaurientemente raccontata anche in LINK: Wiki  

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Se questa new proveniente dalla provincia piemontese spiega l’imbarbarimento delle fasce basse della società (anche alte .. I Giudici!?), quest’altra pagina tratta da un’opera di Marcianò ci sintetizza molto bene ciò che ne è della cultura di oggi: 

Link: Changes  

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