Mercedes localizza produzione in Russia – MERKEL: NO A NUOVE SANZIONI ANTIRUSSE. DANNEGGIANO “NOI” –

MERKEL: NO A NUOVE SANZIONI ANTIRUSSE. DANNEGGIANO “NOI”

Maurizio Blondet 17 giugno 2017
Mai visto prima: Berlino e Vienna hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti.
Il motivo è presto detto: che le nuove sanzioni – emanate dal Senato Usa – colpiscono direttamente gli interessi germanici. Precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.
Le ditte minacciate di ritorsione sono la tedesca BASF ed EON, la austriaca OMV, inoltre la Shell, la francese Engie. Niente sanzioni!, hanno detto i due ministri degli esteri di lingua tedesca, uniti in un nuovo Anscluss dei bottegai.
Beninteso, invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare unn fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea.
Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola e le cravatte di Armani ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa.
Fantastica la dichiarazione di Angela Merkel, dettata attraverso il suo portavoce: “Gli interessi economici e la questione delle sanzioni non vanno mescolati”: frase di cui non sappiamo se apprezzare di più la malafede o la demenzialità.
Ovviamente, la Commissione cosiddetta Europea s’è subito allineata al nuovo e inedito anti-americanismo merkeliano, mantenendo beninteso l’anti-putinismo basale: “E’ importante garantire l’unità dei partner nelle sanzioni, dunque che nuove misure nei partner internazionali siano coordinate per assicurare il loro impatto a livello internazionale”. Non vorremmo che al governo italiano, dopo aver applicato le sanzioni alla Russia al costo di 9 miliardi l’anno per la nostra economia, venga richiesto di infliggere sanzioni anche all’America, con altri miliardi di danni ai nostri esportatori. Perché siamo sicuri che Gentiloni, come sempre, obbedirebbe.
E’ il destino manifesto, Angela
Sigmar Gabriel ha voluto a fianco il cancelliere austriaco Kern: “Non possiamo accettare la minaccia di sanzioni extra-territoriali illegali contro aziende europee che partecipano all’approvvigionamento energetico europeo”.
Quante interessanti considerazioni implica quest’alzata tedesca. Decenni di sforzi per negare il destino manifesto che vuole l’integrazione fra Russia ed Europa, di impedirne e ostacolarne i progressi inventandosi casus belli, provocazioni e ostilità idiote fino all’orlo della guerra guerreggiata; ed ecco un grido del cuore che sale dalla strozza germanica: “No alle sanzioni che ci colpiscono economicamente, noi!”. Il gruppo Merkel è giunto ad accusare il Senato Usa di voler sostituire la Russia come nostro fornitore energetico, vendendoci il gas naturale liquefatto che l’America produce e che fatica a trovare acquirenti. Insomma han difeso Mosca contro il gas liquido di Washington. Se non è destino manifesto questo…solo che è dubbio come ciò si coniughi col mantenimento delle sanzioni sul Gorgonzola. Ma non cercate la logica a Berlino. Berlino è l’imperio. Ciò che è bene per l’Anscluss è bene per l’Italia.
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LINK: l’articolo COMPLETO
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elab-/ © AP Photo/ Paul Sancya

Mercedes localizza produzione in Russia

La cerimonia della posa della prima pietra delle fondamenta della fabbrica Mercedes-Benz nel parco industriale “Esilovo”, nel quartiere Solnechnogorsk della regione di Mosca, si terrà martedì secondo il rappresentante russo della società tedesca.
L’impianto della Daimler verrà avviato già nel 2019, con una capacità produttiva di più di 20.000 automobili di quattro modelli diversi. La compagnia è già passata da tempo alla produzione locale in Russia, e la firma del premier russo Dmitry Medvedev della risoluzione 2014 sul divieto di acquisto di auto governative costruite all’estero ha solo accelerato il processo.
Tra il 2013 e il 2014 il consorzio tedesco ha condotto dei negoziati per la localizzazione della produzione sulla base della compagnia Mosavtozil, un progetto di Sberbank e amministrazione di Mosca, mai andato in porto. Più tardi sono state fatte proposte simili a Shushary (San Pietroburgo) e in Tatarstan, ma a causa della crisi prolungata e della conseguente riduzione della domanda nel mercato russo, la casa automobilistica tedesca non ha avuto fretta nel prendere la decisione.
Dunque il contratto di 9 anni tra “Mercedes Benz RUS”, l’amministrazione della regione di Mosca, la municipalità di Peshkovskoe e Daimler AG, Kamaz, Daimler Kamaz Rus, e Mercedes Benz Manufacturing Rus è stato firmato solo a febbraio di quest’anno. Secondo il contratto l’investitore garantisce un finanziamento di almeno 15 miliardi di rubli e nel corso della sua attuazione saranno creati oltre un migliaio di posti di lavoro.
Il contratto prevede la creazione della catena di montaggio completa di autovetture e SUV del segmento premium, inclusa la localizzazione delle operazioni tecnologiche come saldatura, verniciatura, montaggio di autoveicoli, nonché lo svolgimento delle operazioni della catena logistica. La parte russa contribuirà al progetto attraverso il sostegno governativo e la creazione di un regime fiscale privilegiato, ha assicurato il Ministero dell’industria.
© SPUTNIK. SERGEY SUBBOTIN
Russia: la nuova automobile presidenziale di fabbricazione russa sarà pronta nel 2018
Una buona parte dei produttori automobilistici ha già localizzato la produzione in Russia dopo aver firmato degli accordi con il governo per l’assemblaggio industriale del primo o del secondo tipo, oltre a stabilire joint venture con società russe.
Tuttavia, a causa della crisi economica che ha avuto inizio alla fine del 2014, nel corso degli ultimi due anni, della produzione totale delle fabbriche automobilistiche in Russia, progettate per produrre circa 3,2 milioni di veicoli l’anno, è stata sfruttata meno della metà.
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.. imparare a leggere il passato per porre le basi del futuro ?! ..  
Camera d’ambra
La maggiore attrattiva del palazzo di Caterina a Carskoe Selo è rappresentata dalla Camera d’ambra (Bernsteinzimmer, in tedesco). È una stanza di circa 55 metri quadrati le cui pareti sono completamente rivestite da pannelli decorati con ben sei tonnellate d’ambra, oltre a foglie d’oro e specchi. Per la sua singolare bellezza è stata spesso definita l’ottava “Meraviglia del Mondo”.
Storia
La Camera originale fu realizzata fra il 1701 e il 1709 da artigiani tedeschi e russi in Prussia. Nel 1716 fu donata dal re di Prussia Federico Guglielmo I (1713-1740) al suo alleato, lo zar Pietro I il Grande (1682-1725). Durante la seconda guerra mondiale la Camera venne smontata dai nazisti e trasferita a Königsberg, dove scomparve misteriosamente alla fine del conflitto e non se ne seppe più nulla fatta eccezione per alcuni frammenti ritrovati in varie parti del mondo presso collezionisti privati. Nel 1979, però, venne dato l’incarico di ricostruire la Camera basandosi su disegni e fotografie originali. Finalmente nel 2003 la nuova Camera venne inaugurata ed aperta al pubblico. La ricerca della Camera d’ambra non è ancora conclusa. Il valore stimato è di circa 250 milioni di euro. Molti hanno tentato di ritrovarla senza successo fino a oggi. Sembra infatti che uno studioso abbia trovato in Germania, sul tavolo di una bancarella, una svastica e una rappresentazione grafica risalenti all’epoca della Camera d’ambra, corredata da alcune scritte che è riuscito a tradurre. La mancanza di mezzi finanziari, nondimeno, non permette il ritrovamento dell’opera d’arte.
La Bernsteinzimmer fu creata per il castello Charlottenburger Schloss a Berlino. Fu concepita dall’architetto e scultore Andreas Schlüter. Venne realizzata ricoprendo le pareti interamente di ambra; fu chiamata più tardi ottava meraviglia del mondo (achte Weltwunder). L’incisore danese Gottfried Wolffram fu scelto su indicazione di Federico IV di Danimarca che dal 1701 fu al servizio di Federico I di Prussia a Königsberg. Nel 1706 furono incaricati delle decorazioni i mastri incisori di Danzica Ernst Schacht e Gottfried Turau, dato il prezzo ritenuto troppo elevato richiesto da Wolffram. Nel 1712 il compimento dell’opera fu accantonato, probabilmente solo dopo la morte di Federico I, e fu sistemata in una saletta presso la Weißen Saal del Berliner Stadtschloss.
Lo zar Pietro I il Grande ammirò la Camera durante una visita nella residenza prussiana “Soldatenkönigs”. A differenza del suo predecessore che non dava molta importanza alle opere d’arte, le cercava con le sue guardie del corpo nei “Lange Kerls”; così, dopo aver disposto un’alleanza contro gli svedesi, la Sala gli venne data in dono. La figlia di Pietro, zarina Elisabetta, fece portare la Camera a San Pietroburgo nel Palazzo d’Inverno, più tardi nel Palazzo di Caterina a Carskoe Selo. L’architetto italiano Bartolomeo Francesco Rastrelli aggiunse alcuni finti pilastri e cornicioni dorati al fine di renderla più fastosa.
Durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]
Nel settembre 1941 il palazzo fu confiscato dalla Wehrmacht e adibito a residenza. L’amministrazione sovietica non riuscì ad asportare i pannelli, che furono nell’emergenza incollati e coperti con carta da parati per evitare scheggiature. Dal 18 ottobre 1941 la Camera d’ambra fu smontata in 36 ore, collocata in 28 casse e spedita a Königsberg dove si trovava la collezione di Federico II di Prussia. Il 13 novembre 1941 il giornale Königsberger Allgemeine Zeitung diede informazioni dettagliate sull’esposizione di una parte della Camera d’ambra nel castello di Königsberg. Comparve poi un articolo nella rivista Pantheon, le cui immagini mostravano che mancava un mosaico fiorentino. Dopo un incendio nel 1944 i pannelli furono smontati e probabilmente riposti in casse nei sotterranei del maniero. Durante due attacchi aerei britannici alla fine di agosto del 1944 furono danneggiati, sembra, solo i sei riquadri dello zoccolo.
Collocazione della Camera d’ambra[modifica | modifica wikitesto]
Dal 1945 è irreperibile. Molte le ipotesi ma finora nessuna certezza. Negli studi effettuati sono stati indicati più di cento luoghi in cui potrebbe essere nascosta. Resta l’unica convinzione che la Camera d’ambra sia stata vista per l’ultima volta a Königsberg, ma non è chiaro il periodo.
Il castello di Königsberg, in cui si trovava, è stato gravemente danneggiato nel 1945 e i ruderi sono stati rimossi nel 1968 per ordine di Leonid Il’ič Brežnev, per costruire sull’area la casa dei Soviet. Per problemi di statica la costruzione non fu completata.
I sotterranei a volte in cui la Camera fu nascosta dovrebbero esistere ancora in parte. La planimetria degli spazi più profondi dell’enorme costruzione non è finora disponibile. La collocazione della Sala a Königsberg viene ritenuta altamente probabile. D’altra parte viene ipotizzato che i russi avrebbero voluto nascondere gli indizi del fatto che l’esercito sovietico non era riuscito a impedire la perdita della Camera d’ambra.
Il castello, ritengono i ricercatori sovietici, era collegato alla cattedrale di Königsberg da un passaggio sotterraneo. Nelle sue nicchie potevano essere stati nascosti oggetti di valore. Si suppone anche che il passaggio sia stato fatto saltare verso la fine della guerra. Altre ricerche fatte nel 2009 scavando nel fiume Pregel non hanno dato risultati. Nel 2013 un cugino del figlio di Hildebrand Gurlitt, in coincidenza con lo spettacolare ritrovamento di opere d’arte a Schwabing, ha detto di sapere dov’è la Camera d’ambra.
Ritrovamenti
Durante la guerra, in circostanze sconosciute, furono rubati alcuni pezzi dell’arredamento della Camera. Un comò e un mosaico furono scoperti in Germania nel 1997. Il mosaico, nel 1996 nella Germania settentrionale, era stato offerto sul “mercato grigio dell’arte” per 2,5 milioni di dollari. Ma prima che la vendita avesse luogo, il pezzo fu sequestrato dalla polizia di Brema. Qualche tempo dopo si è saputo il nome della proprietaria del comò a Berlino. I pezzi, considerati gli ultimi originali rimasti, sono stati consegnati dal governo tedesco alla Russia.
Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]
Dal 1976 si è lavorato nel Palazzo di Caterina alla ricostruzione della Camera d’ambra, basata soprattutto su foto in bianco e nero dell’originale e sull’unica foto a colori disponibile. Dopo un’interruzione dovuta a problemi economici, i lavori sono stati conclusi grazie a una donazione di 3,5 milioni di dollari da parte della società tedesca Ruhrgas AG. Nel quadro delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario della fondazione di San Pietroburgo, il 31 maggio 2003 la Camera ricostruita è stata inaugurata alla presenza del cancelliere Gerhard Schröder e di Vladimir Putin.
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https://it.wikipedia.org/wiki/Camera_d%27ambra
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Lo splendore del sole in una camera d‘ambra
Ma che cosa contengono i vagoni di Walbrzych? Più che oro e gioielli in generale, alcuni ricercatori hanno in mente un tesoro ben preciso: la famosa “camera d’ambra”. Una stanza dalle pareti interamente rivestite di ambra, la resina preziosa del Mare del Nord. L’oro giallo tanto ambito nell’antichità. Questa camera, la cui riproduzione si può ammirare oggi nel Palazzo di Caterina a Tsarskoye Selo, in Russia, a 25 km da Pietroburgo, era qualcosa di eccezionale. Cinquantacinque metri quadrati con pareti e mobili interamente ricoperti di pannelli d’ambra, specchi, preziosi stucchi e foglia d’oro. Sei tonnellate d’ambra ci sono volute per realizzare questo lusso senza eguali. Insomma, un capolavoro dell’arte barocca che, di certo, valeva una fortuna. Chi l’aveva visto, disse che la camera d’ambra aveva imprigionato lo splendore del sole.
La camera d’ambra. Foto originale prima della sparizione, quando la camera si trovava ancora nel Palazzo di Caterina a Tsarkoe Selo.
La camera d’ambra. Foto originale prima della sparizione, quando la camera si trovava ancora nel Palazzo di Caterina a Tsarkoye Selo.
La “Bernsteinzimmer” (questo il nome tedesco della stanza) era stata progettata da un architetto tedesco per andare ad arricchire il palazzo berlinese di Charlottenburg, ma fu donata, nel 1716, dal re prussiano Federico Guglielmo I all’imperioso Pietro il Grande, zar di Russia. Per quasi due secoli la stanza rimase a Tsarskoye Selo. Poi, nel 1942, fu trasferita dai nazisti nel castello di Königsberg. Ma dalla fine della Seconda guerra mondiale è scomparsa. Scomparso è anche il castello di Königsberg. Dopo aver subito gravi danni nel 1945, fu demolito per ordine di Leonid Breznev che intendeva far costruire in quella zona la casa dei Soviet, un progetto mai realizzato. Intanto, però, della camera d’ambra non vi era più traccia. Si pensò che fosse stata bruciata, ma non esistono prove né indizi a riguardo. Si pensò che fosse stata di nuovo smontata pezzo per pezzo, e poi nascosta nei sotterranei del maniero di Königsberg, gallerie sotterranee che raggiungono il Duomo della cittadina tedesca ma sono, al momento, inaccessibili.
Eppure un ricercatore di Monaco di Baviera, Bernd Esser, non crede che la preziosa camera dorma nei vagoni celati in un tunnel polacco e nemmeno nelle gallerie sotterranee di Königsberg. La sua idea è un’altra, si basa su un documento ben preciso e ipotizza la stessa meta raggiunta dal tesoro di Merkers: gli Stati Uniti d’America. Esser è convinto che la camera, dopo essere stata rimossa dal castello di Königsberg, sia stata trasportata nella Turingia, poi nel Museo di Weimar, quindi a Ratisbona, e infine in America.
Il documento chiave in possesso di Esser, è un telex. Lo scritto si trovava in una cassa che apparteneva a Heinrich Himmler, appassionato di antichità e Reichsführer delle SS. Era una delle undici casse che contenevano i documenti del capo delle SS e oggi viene custodita all’Istituto di Storia Moderna di Monaco di Baviera. Nel telex si parla di “metalli preziosi” che furono trasportati dalla città di Weimar insieme con macchine e attrezzi. I due ufficiali incaricati del trasporto erano stati stazionati nella Prussia orientale, quindi non lontano dal castello di Königsberg, dove si trovava la camera d’ambra. Secondo il ricercatore monacense, la camera giunse fino a Ratisbona, dov’era una filiale della Reichsbank che avrebbe dovuto prenderla in consegna. Invece gli americani requisirono tutto. Anche questa volta il tesoro nazista sarebbe finito negli USA.

tratto da : LINK: storia-controstoria

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2 “errori” bastano … !! ….  Angelaaaaa!!!  … se l’ambra ce l’hai tu, restituiscila .. alla Gazprom e faciamo tutti .. la WW3 contro la Svezia …
… avremo un periodo di guerra progresso e pace .. per approfondire  LINKALCHIMIAdellepietre
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